Alla scoperta dell’origine dei nomi di molte localitá minorchine

Di Chiara Guzzonato

Nonostante la superficie relativamente poco estesa dell’isola di Minorca (circa 700km2), la toponomastica della seconda isola dell’arcipelago delle Baleari è ricca e variegata, e risente di influenze religiose, arabe e fenice.

Se siete già stati a Minorca o state pianificando di visitarla, vi saranno familiari nomi come Son Bou, Ciudadella, Cala Galdana…siete curiosi di conoscere quale sia la loro storia e cosa significhino?

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MINORCA: ORIGINI DEL SUO NOME

Prima di chiamarsi Minorca, l’isola della calma ha cambiato diversi appellativi: i primi a nominarla furono i fenici, che nel II millennio a.C. la battezzarono “Isola di Nura”, da nur, fuoco in lingua semitica (propria di fenici e cartaginesi).

Il perché di questa denominazione ce lo spiega Carlos Garrido, che nel suo “Noche en la isla” racconta: «i fenici, quando passavano di notte vicino alle coste minorchine, vedevano brillare da lontano i fuochi accesi nei villaggi».

I greci la chiamarono invece “Meloussa”, a indicare che nell’isola abbondava il melón, ovvero il bestiame.

Per capire da dove derivi il moderno “Menorca” dobbiamo arrivare ai romani, che battezzarono l’isola con il latino Minorica a causa della sua minore estensione in relazione alla vicina “Mallorca” (Maiorica).

CIUDADELA E MAHÓN

Secondo la maggior parte degli studiosi le due cittadine più antiche dell’isola, Ciudadela e Mahón, vennero fondate e battezzate per la prima volta dai cartaginesi.

Il primo nome di Ciudadela fu Jamma, che deriva da Jamm, in lingua semitica “ponente”: questo aggettivo farebbe riferimento alla posizione del Mar Mediterraneo rispetto alla Palestina, e Jamma starebbe dunque per “città di ponente”.

Questa denominazione ha lasciato dei segni nella cultura minorchina, e ancora oggi i locali fanno riferimento al municipio di Ciudadela come Es cap de ponent (il punto estremo di ponente). Nel 1287 è il re cristiano Alfonso III d’Aragona a nominarla Ciudadela (ovvero “Cittadella”), dal latino “civitavella”, diminutivo di “civitas”, città.

ciutadella origine nome

Mahón venne invece battezzata in lingua semitica Maghen, che significa scudo, e quindi protezione, difesa, probabilmente in riferimento al grande porto della città, ancora oggi il secondo porto naturale più grande al mondo.

INFLUENZA ARABA

Un tipico caso di influenza di culture straniere è quello del prefisso Al, mutuato dalla lingua araba: pensate alla magnifica baia di Algaiarens, sulla costa nord dell’isola, o al Barranc d’Algendar, canyon ricco di storia nei pressi di Ferreries, o ancora alla cittadina di Alaior, la terza più popolosa dell’isola.

Nella maggior parte dei casi il prefisso “Al” non è altro che l’articolo in lingua araba; a volte, invece, i nomi che iniziano con “Al” sono forme arabizzate di appellativi più antichi, com’è il caso di Algendar.

CALA GALDANA

Una storia di toponomastica molto interessante è quella che racconta Carlos Garrido nel suo libro “Menorca Mágica”, dove spiega l’origine del nome della famosissima Cala Galdana: «Prima della dominazione islamica, tutta questa regione faceva parte degli estesi possedimenti di Santa Ana.

cala galdana menorca

Quando arrivarono gli arabi, eliminarono la connotazione religiosa “Santa” e battezzarono il fiume che sbocca dal canyon di Algendar “Guad-al-Ana”, ovvero “Fiume di Ana”.

Quando l’isola tornò in mano dei cristiani, questi restituirono al luogo la connotazione religiosa, ma si limitarono ad aggiungere il “Santa” al nome arabo, facendolo dunque diventare “Santa Guad-al-Ana”, che si trasformò poi con gli anni nell’attuale “Galdana”».

BINI”: QUESTIONE DI PARENTELA

C’entrano sempre gli arabi con un altro dei prefissi più diffusi nei toponimi dell’isola, Bini.

La lista di luoghi è infinita: da Binimel·la, spiaggia sconosciuta ai più da cui si passa per arrivare alla celebrata Cala Pregonda; a Binigaus, spiaggia prediletta dai nudisti, vicinissima alla più turistica Santo Tomás; alla maggior parte delle località della costa sudest, dove troviamo una serie infinita di “Bini” (Binisafua, Binixiquer, Binidalí) che culminano nel plurifotografato Binibeca Vell, complesso turistico costruito negli anni Sessanta a immagine e somiglianza di un borgo di pescatori.

Il prefisso significafiglio di”, ed è quindi seguito da un nome proprio a indicare una famiglia o, più probabilmente, un lignaggio.

Secondo alcuni autori, la maggioranza dei nomi che iniziano con “Bini” nelle Baleari corrispondono a lignaggi berberi.

Attualmente il prefisso “bini” viene spesso utilizzato (anche in ambito turistico, per nominare hotel o aparthotel) con il significato “figlio di”, ma senza indicare l’appartenenza a una famiglia (come Binimar, “figlio del mare”).

“SON”: QUESTIONE DI PROPRIETÀ

Sicuramente avrete sentito parlare della spiaggia più lunga dell’isola, l’incantevole Son Bou.

Vi siete mai domandati che cosa significhi il prefisso “Son”, che si ritrova spesso nei nomi minorchini di diversi luoghi (come ad esempio la caraibica Son Saura)?

Ebbene, “son” non sarebbe altro che la contrazione dell’espressione minorchina “açò d’en”, ovvero “di proprietà di”.

Anche son quindi, come bini, è seguito da un nome proprio, quello del contadino che si occupava dei possedimenti (Bou o Saura, ad esempio) o dell’attuale proprietario (come nei casi di hotel o agriturismi).