La storia di Mimma e Piero e del loro bistrot
di Gloria Vanni
Nomi: Mimma e Piero
Cognomi: Russo e Costa
Nati a: Palermo e Caltanissetta
Professione prima di venire a Minorca: cuoca e cuoco
Professione a Minorca: cuochi e proprietari del Bistrot Monalisa a Binisafúller

Sono arrivati a Minorca seguendo il profumo del mare e il battito del cuore. Due anime siciliane, intrecciate nella vita e nella passione per la cucina che nel 2019 hanno lasciato la loro isola per abbracciarne un’altra. Da allora, ogni giorno è stato un impasto di sogni, lavoro e tramonti condivisi. Dopo anni dietro ai fornelli di ristoranti italiani, hanno deciso di dare forma al loro sogno più intimo. Si chiama Monalisa, è un bistrot bar a Binisafúller (Carrer Gregal 1-c ) che profuma di casa, Mediterraneo, bellezza autentica. Un luogo dove ogni ricetta è un gesto d’amore e ogni sorriso ha il sapore della scelta giusta. Questa è la storia di Mimma Russo e Piero Costa.
Occhi azzurri come il mare e capelli biondi come il grano maturo. Mimma nasce a Palermo e cresce a Trappeto, piccolo borgo affacciato sul golfo di Castellammare. Lì, tra il profumo di salsedine e quello del pane appena sfornato, impara dalla mamma il valore della cucina come gesto d’amore. A soli otto anni è già tra i fornelli, con le mani nella farina e la curiosità negli occhi. Dopo la scuola professionale per chef, comincia il suo viaggio tra le trattorie di San Vito Lo Capo e Castellammare, poi convince i genitori a lasciarla partire per fare esperienza a Ortisei e Sirmione del Garda. Quattro anni dopo, a 26 anni, torna nella sua terra, arricchita da sapori, tecniche e ricordi.
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Piero, invece, nasce a Caltanissetta e respira cucina fin da piccolo grazie a nonno Pietro, grande cuoco. Da ragazzino, nelle calde estati siciliane, lavora in pasticcerie e ristoranti, scoprendo che quello non è solo un mestiere ma una vocazione. A 14 anni è già lavapiatti in uno dei ristoranti più rinomati della città, poi studia all’alberghiero di Cefalù e inizia a cucinare in tutta Italia, dal Sud al Nord. «Non sono mai andato all’estero», racconta con un sorriso, «perché amavo tornare nella mia Sicilia. Partivo solo per avviare un ristorante».
Il destino li fa incontrare in un villaggio turistico. All’inizio è solo simpatia, poi complicità, infine amore. Entrambi con figli — Alessandra e Giuseppe per Piero, Silvia, Chiara e Sarah per Mimma — decidono di unire le loro vite e creare una famiglia allargata, dove i ragazzi crescono insieme come fratelli, mantenendo buoni rapporti con i rispettivi ex.
Nel 2016 arriva il loro primo grande progetto insieme: Albachiara, ristorante a Trappeto con 120 posti e una terrazza bianco e azzurra affacciata sul mare. Ogni sera è una festa: eventi gastronomici con musica a tema, gadget tipici, la festa della birra, serate sempre diverse. L’ultima, prima di chiudere, è a tema spagnolo, senza sapere che la Spagna, di lì a poco, sarebbe diventata la loro nuova casa.

Il cambio di rotta arriva quasi per caso. Piero conosce Flavio, il pizzaiolo dell’Opera a Binisafúller, e un anno dopo riceve la sua chiamata: «Qui cercano un cuoco, ti interessa?». In Italia la pressione fiscale soffoca e i soldi non bastano mai. La decisione è rapida: nel 2019 si trasferiscono a Minorca. Piero lavora all’Opera con Nicola D’Eustachio, mentre Mimma porta il suo talento in vari locali dell’isola — La Dispensa, Bambu, La Florinata — fino ai primi di agosto, quando sceglie di occuparsi del Monalisa a tempo pieno e organizza anche gli “apericena” dalle 17.30 in poi.
Vivono prima a Mahon, poi ad Arenal d’en Castell e infine a Binisafúller, dove scoprono il lato più autentico dell’isola. «È qui che abbiamo trovato il nostro equilibrio, soprattutto d’inverno, quando l’isola rallenta e rivela la sua anima più autentica. E nel silenzio dell’inverno che abbiamo iniziato a capire i minorchini, il loro modo di vivere, il loro legame con la terra e il mare, la loro calma contagiosa. Quest’isola ci ha preso il cuore, ci ha stregati. C’è un’energia speciale che non si può spiegare, solo sentire», raccontano.
Tra loro si chiamano “Gio”, abbreviazione di “gioia” e lei risponde con “Giogio” per moltiplicarla. Un giorno vedono un magazzino vuoto da anni e immaginano cosa potrebbe diventare. Non c’è nulla in zona e proprio per questo c’è spazio per creare. Dopo due anni di burocrazia e pratiche per il cambio d’uso, il loro sogno comune è realtà: un bar, caffè e bistrot che unisse le loro passioni e desse un servizio alla comunità.
Il 15 giugno 2025 apre Monalisa. I colori del locale sono bianco e blu con un tocco di rosso. Il nome è una dichiarazione d’identità: «I francesi pensano che sia loro, ma è italiana. Volevamo un nome che raccontasse il nostro Paese». Le giornate scorrono intense: Piero accende il forno all’alba e prepara cornetti, biscotti, torte e rimane fino alle 11 quando percorre i pochi metri che lo separano dall’Opera. Mimma lavora al Monalisa fino alle 20. Offrono tè selezionati, piatti da asporto su prenotazione, semifreddi e gelati, dolci casalinghi, ricette italiane come il vitello tonnato, insalate, crostoni e panini che sanno di buono. C’è un tiramisù da perdere la testa!
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Monalisa non è solo un locale: è un punto di ritrovo per Binisafua o Binisafúller. Qui si trova di tutto: dal pane alle sigarette, dalla lasagna pronta a un caffè con dolcetto. Ma soprattutto, si trova calore. «Il piacere delle persone vale più dei soldi. Vogliamo farle sentire a casa, lasciare loro un ricordo di sapori e sorrisi. Per noi non è un business, è un modo di condividere, chiacchierare e stare insieme».
Ultime domande di rito: cosa vi piace di Minorca, Piero?
«La calma, la pace. Il bianco delle case che ti dà un’apertura mentale. La gente di Minorca, i vecchi di Binisafua, la gioia di essere accettato e apprezzato».
Cosa fate quando non lavorate?
«Andiamo in moto: siamo motoristi! Ci piace ballare, mangiare, provare nuove cucine».
Cosa consigliereste a chi sogna di venire a Minorca?
«Di venire in inverno e ascoltare i ritmi lenti di Minorca dove tutto è calma. Si puo fare il business, potrebbe sembrare più complicato ma tutto deve essere legale e se hai esperienze di ristorazione allora è facile. Se una persona sta male a Minorca allora ha seri problemi dentro se stessa. Viceversa se stai bene con te stesso, allora stai bene a Minorca perché qui hai tutto: paesaggi, mare, il verde anche in estate, autenticità e qualità di vita… Noi veniamo dalla Sicilia, un’altra isola bella, qui abbiamo trovato la pace e la serenità».
Così, tra il profumo di pane e croissant ancora caldi e il sorriso di chi entra per un caffè, Mimma e Piero hanno trovato la loro casa lontano da casa. Vorrei dire che Monalisa non è solo un bistrot: è un abbraccio che sa di Sicilia e di Minorca, un angolo dove ogni giorno è un invito a fermarsi, a condividere e vivere la gioia delle cose semplici e genuine che hanno un valore… inestimabile!
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