Minorca ai tempi del coronavirus

di Gloria Vanni

Sento la necessità di dare una collocazione temporale a queste mie parole perché ogni giorno qualcosa cambia. Perché vivo con il cuore tra Spagna e Italia. Perché non mi coinvolge solo ciò che accade in un Paese o nell’altro. Perché questo virus coinvolge il mondo. Perché il Covid-19 è una pandemia, come dichiara l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) l’11 marzo 2020.

Pandemia (dal greco pan-demos, “tutto il popolo”), epidemia con tendenza a diffondersi rapidamente attraverso vastissimi territori o continenti.

Eppure… Eppure domenica 8 marzo in Spagna e a Minorca si celebra la Festa della Donna come sempre: in strade, piazze, ristoranti, spiagge, giardini, parchi. È una bellissima giornata, non c’è nessun allarme, tutti a spasso. Grandi e piccoli, famiglie intere a tavola per ore e, come da consuetudine, tanti baci e abbracci. Eppure, nella notte tra sabato e domenica la regione Lombardia diventava “zona rossa” e da martedì 10 marzo l’Italia intera è zona rossa.

Al momento in cui scrivo, lunedì 30 marzo 2020, a Minorca sono obbligati a stare a casa fino al 9 aprileanche tutti i lavoratori di attività non essenziali“. Da oggi un idraulico, per esempio, può uscire di casa e spostarsi dal suo comune di residenza solo se ha una mail o un WhatsApp di un cliente che chiude aiuto e attesta la necessità di un intervento urgente.

Questo articolo vuole essere una testimonianza su Minorca ai tempi del coronavirus. Magari da rileggere quando tutto sarà finito. Perché, prima o poi, finirà anche questa esperienza. Da rileggere per non dimenticare che siamo di passaggio in questo mondo. Per non dimenticare cosa siamo stati capaci di fare al di là di polemiche, paure, fragilità, solitudini, giorni di isolamento obbligato. Senza numeri di contagiati, deceduti, guariti. Per scelta. Perché non c’è bisogno di me, di noi, per averli.

Dall’8 marzo in Italia sono chiusi cinema, teatri, musei, pub, discoteche, sale bingo, bar, ristoranti. Vi ricordate il profumo del cappuccino al bar? Che estasi! E ancora il 28 marzo il decreto #IoRestoaCasa afferma che in Italia: «Si può uscire dal proprio domicilio solo per andare al lavoro, per motivi di salute o per necessità ovvero per svolgere attività sportiva o motoria all’aperto». A Minorca, invece, bici, corsa, passeggiate sono vietati.

Ritorno a casa, a Minorca, martedì 10 marzo. Al mio arrivo a Barcellona, verso le 12, nessuno controlla la febbre ai passeggeri, come invece è accaduto il 1° marzo a Malpensa. Sto per imbarcarmi sul volo per Minorca e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez – Pedro El Guapo, così che lo chiamano in Spagna -, dichiara che a mezzanotte si chiudono i cieli da/per l’Italia. Appena in tempo!

Alle 19 arrivo a casa e, come consigliato, la prima cosa che faccio è chiamare lo 061 per notificare la mia presenza sull’isola, in arrivo da Italia, Lombardia e Liguria. «Se sta bene, segua un periodo di auto isolamento di due settimane». E mi confermano che lunedì 16 marzo posso andare a fare una visita specialistica già in programma al Mateu Orfila. Davvero?

Inizia il mio auto isolamento a Minorca. Annullo gli impegni in agenda. Gesto apprezzato da tutti che intanto continuano la vita di sempre, per quel che mi è dato di sapere, fino al 13 marzo. Infatti, da sabato 14 marzo anche gli spagnoli hanno l’obbligo di restare a casa e di uscire solo per necessità come fare la spesa, andare in farmacia e dai medici, impegni di lavoro imprescindibili. Come in Italia chiudono attività commerciali, servizi, scuole… Perché il virus non conosce frontiere e ormai è ovunque. E i numeri della Spagna si avvicinano velocemente a quelli dell’Italia.

Intanto, da domenica 15 marzo è chiaro che a Minorca è vietato andare in spiaggia, nei parchi, in bicicletta. Un chiodo o un barattolo di pittura lo può comprare solo un professionista. Le auto della Policia Local e della Guardia Civil iniziano a pattugliare strade cittadine, zone residenziali e borghi lungo la costa. Con il megafono invitano a stare a casa. Il #IoRestoaCasa italiano è #Quédateencasa in castigliano e #Totacateua in minorchino.

Anche per il cane esistono regole precise. Puoi portarlo fuori per i suoi bisogni, non per passeggiare, entro qualche centinaio di metri da casa. Il cane non può uscire con due persone insieme. Inoltre, sono vietati gli assembramenti e bisogna mantenere la distanza di almeno un metro da altre persone.

Martedì 17 marzo, alle ore 14,26, il Consell Insular di Minorca informa che «il traffico aereo è limitato a un volo giornaliero di andata e ritorno con Madrid, Barcellona e Valencia e due a/da Palma di Maiorca. Puoi viaggiare solo per motivi di lavoro imprescindibili, motivi di salute, tornare a casa. Il traffico marittimo è limitato alle merci. La fornitura di cibo è garantita».

Cieli e mare chiusi alle Baleari, dunque, come più voci chiedevano da giorni. Supermercati presi d’assalto come è accaduto in Italia. Persone anziane in coda per acquistare le poche cose necessarie ogni giorno. Déjà vu, già visto dirà qualcuno. Tutto il mondo è paese. Venerdì 20, sabato 21, domenica 22 marzo, dalle 20 alle 23, in un evento live su Facebook gli artisti di Minorca aprono le loro case e suonano, cantano, condividono esperienze, intimità, sorrisi, parole. Sono oltre 1.100 gli spettatori e oltre 135 mila le visualizzazioni. Per tre sere Minorca è protagonista di un mondo connesso.

Italia chiusa per coronavirus fino al 3 aprile, Spagna fino all’11 aprile. Le date sono tutto e nulla, questa è la sensazione comune. A Minorca la tolleranza c’è stata qualche giorno, poi sono iniziate a fioccare le multe. Un signore si mette a leggere il giornale alla stazione degli autobus di Mahon e si rifiuta di muoversi finché non ha terminato la lettura. I poliziotti lo portano a leggere al commissariato. A Es Mercadal, alle 20, con un battimano collettivo da balconi e finestre si ringraziano medici e infermiere per il loro impegno quotidiano negli ospedali. Due ragazze escono in strada e si mettono a ballare con musica a palla. Al secondo avvertimento della Guardia Civil, non è possibile ballare in strada, fiocca la multa! Insomma, qui non è il caso di fare gli spiritosi.

C’è chi continua a portare la pizza a domicilio, come Victor e Simona della Pizzeria Rojo Pomodoro di Es Castell. Hanno la licenza e lavorano da giovedì a domenica per pagare lo stipendio al loro pizzaiolo. Come Emanuele e Barbara di Ca l’Italia che pubblicano su Facebook il luogo dove consegnano e così tante specialità italiane arrivano a domicilio.

Mario vive in barca nel porto di Mahon e mi riferisce di un’attività nautica azzerata, entrano ed escono solo tre barche di pescatori, i ristoranti sono chiusi ma all’interno fervono lavori di ritrutturazione, una sola nave arriva al mattino per portare i rifornimenti. Stefano, amico con casa a Minorca, lavora in Germania e il 18 marzo ritorna a casa in auto. Attraversa le frontiere di Germania e Austria, deserte, con su scritto “Questa frontiera è chiusa”.

Mi racconta che fino al 17 marzo i tedeschi erano ancora in giro, è dal 18/19 marzo che hanno iniziato a stare a casa. Secondo lui, la bassa percentuale di decessi in Germania è dovuta al fatto che gli anziani vivono in strutture protette e hanno pochi contatti sociali.

In Italia i camici monouso sono di Armani, i respiratori della Ferrari, le mascherine le fanno Gucci e Prada, i gel disinfettanti sono di Bulgari e Ramazzotti. Anche Minorca, nel suo piccolo, riceve guanti, maschere e altro materiale di sicurezza da Joan Jordi, Bernat Petrus… Il gruppo alberghiero Artiem mette a disposizione le sue strutture per qualsiasi necessità. E così tanti altri perché insieme siamo più forti.

L’unione fa la forza è uno dei leit-motiv di questo marzo 2020, anche a Minorca. Il 25 marzo si è concluso l’auto isolamento dovuto al mio recente viaggio in Italia e continua quello imposto dalla Spagna. Tutti a casa, stiamo a casa. Ogni giorno ci aggiorniamo con amici vicini e lontani. Ci sono solidarietà, amicizia, affetto, partecipazione.

Ci sono il continuare a sentirsi bene e la consapevolezza di essere fortunati. C’è il silenzio che nella natura sembra più acuto e intriso di odori più forti. Non è merito della primavera se sembra più immenso. Lo è, come la voglia e la speranza di ritornare a vivere, forse non come prima ma con più attenzione e premure di prima. Verso chi amiamo, verso noi stessi, verso il mondo.