Pensionati a Minorca: Lina e Gianni Pessina

di Gloria Vanni

 

Nome: Lina & Giovanni, per tutti Gianni

Cognome: Brambilla & Pessina

Nati a: Sulbiate (Milano) lei, Monza lui

Professione prima di venire a Minorca: impiegata e mamma lei, hair stylist lui

Professione a Minorca: pensionati, genitori e nonni

 

Lina e Gianni Pessina arrivano a Minorca nel 1998. Perché, racconta Gianni, «Mia nipote Annamaria e suo marito Bruno avevano aperto a Es Castell un piano bar che si chiamava “No es un capricio de agosto”. Eravamo con i nostri figli, Francesco e Giacomo, 21 e 20 anni. E tutti e quattro ci siamo innamorati di Minorca!».

Questa è la storia di una famiglia prima di un racconto a due voci. Quella di Gianni che sprizza simpatia e vitalità perché…

«Sono nato in autoambulanza e sono un frutto fuori stagione: i miei genitori avevano già 42 anni! Ero alto, magro, bello e avevo gli occhi verdi. Poi, con il passare del tempo sono diventato così!».

Lina lo guarda sorniona. Chissà quante volte ha sentito questa battuta e su una cosa comunque non molla: «Lui vorrebbe la casa con il giardino. Io no, sto bene in appartamento, mi piace Es Castell e Santa Ana, il quartiere dove abitiamo». Così suo marito soddisfa il suo pollice verde nei giardini delle case dei figli che abitano a 150 metri l’uno dall’altro a Binissafua e quando può aiuta a costruire casette di legno.

Facciamo un passo indietro? La famiglia Pessina vive a Vimercate, cittadina a 30 chilometri da Milano. Giacomo ha smesso di studiare, non ha fatto il militare perché “in esubero” e lavora in un’azienda cartaria. Folgorato da Minorca, è il primo a venirci a vivere e lavorare (prossimamente la sua intervista). Gianni e Lina comprano casa a Cales Fontes e dal 1999 vanno e vengono da Minorca almeno tre volte l’anno.

Com’era Minorca vent’anni fa?

«Le strade non erano così. Erano asfaltate ma erano molto più strette. Erano sempre tenute bene, ordinate, pulite. E non c’erano le rotonde. C’erano più negozi, piccole attività commerciali che con l’arrivo dei supermercati hanno chiuso o stanno chiudendo. Nelle vie c’erano ancora le sedie di Minorca con le donne che chiacchieravano di fronte a casa. C’era più gente fuori stagione. Poi, sono diminuiti i collegamenti aerei, in particolare da/per la Gran Bretagna ».

Lina e Gianni vanno contro corrente e in estate tornano in Italia. Da metà giugno a metà ottobre sono in montagna, in provincia di Sondrio, tra Bormio e Santa Caterina Valfurva. Lina non ama il caldo e la “folla” estiva delle Baleari. Parlare di folla è improprio se compariamo Minorca alle immagini che ci arrivano dall’Italia. È anche vero che per tre/quattro mesi la “nostra isola”, quieta e riservata, non è più nostra. Gianni precisa:

«Io starei sempre qui. In Italia sto benissimo, sono felice di vedere amici e parenti ma mi manca qualcosa. Qui no, sono appagato, forse perché qui ci sono i figli e la nostra famiglia è a Minorca».

Conoscono e frequentano la gente di Minorca, Lina & Gianni. Sono definitivamente residenti a Minorca da dicembre 2011, quando è mancata Giovanna, la mamma di Lina. Pensionati, genitori, nonni di Charlotte, la figlia di Francesco, e amici degli amici dei figli in una specie di famiglia allargata.

«Ci piace il rapporto umano. Per strada ci si saluta, come in montagna. C’è un contatto umano diverso. Abbiamo conoscenti inglesi e italiani. Facciamo una vita da nonni e genitori, mi piace cucinare…», aggiunge Lina.

Che differenza c’è tra L’Italia e Minorca sul piano economico?

«Tutto costa meno, dalla benzina al cibo, un 20% in meno circa. Qui con 60 euro ti riempi il carrello della spesa, in Italia non bastano 100 euro. Un mezzo salmone fresco a Minorca costa 7-8 euro al chilo contro i 12/13 euro dell’Italia dove due filetti li paghi anche 7,50. In Italia un carciofo costa un euro, qui un chilo di carciofi costa circa 3 euro».

Aggiungo io: a Minorca spiagge e parcheggi sono pubblici e gratuiti, le spiagge sono pubbliche e pulite. Se vuoi due lettini con ombrellone, paghi al massimo 15 euro al giorno in agosto.

«Qui fai una passeggiata dove vuoi. Sei in mezzo alla natura e la natura ti dà equilibrio: è questo il segreto!», chiosa Gianni che, confessa, sta fantasticando di fare talee.

Cosa consigliereste a chi vuole venire a vivere a Minorca?

«Di non venirci se si ha la voglia, o necessità, di andare a teatro e al cinema ogni settimana. Cioè, cinema e teatro ci sono ma sono in castigliano e minorchino quindi c’è un problema di lingua. Di venirci se si desidera altro, come una vita senza stress, a misura d’uomo in una natura meravigliosa. Certo, come in ogni cambiamento, occorrono spirito di adattamento e curiosità di scoprire nuovi luoghi, persone, consuetudini, tradizioni».

Com’è stato il vostro incontro con gli abitanti dell’isola?

«Ottimo. Abbiamo conosciuto un popolo ospitale, persone buone, gente che apprezza la natura e la vita semplice».

Una vita semplice, appunto. Un quotidiano fatto di consuetudini come il caffè e l’aperitivo a Cales Fonts, al Chespir Baruno dei locali più gettonati della baia aperto tutto l’anno, ndr -, leggendo un libro e chiacchierando con Gloria, la proprietaria. Fatto di piccoli, grandi piaceri come il Pilates con Claudia.

Lina e io ci incrociamo in palestra e lei aggiunge: «E che dire della libertà di vestirti come vuoi? Qui non c’è l’eleganza più o meno obbligata di Milano e dintorni. A Minorca sei libero di uscire come vuoi e nessuno ti guarda o giudica!».

Verissimo e ed è una libertà cui ti abitui presto. In fondo, basta poco per sentirsi a proprio agio. Anche in questo è un’isola all’avanguardia: invita a fare esperienze e a possedere poco. Un invito raccolto da tanti. In due anni mi è capitato una volta di trovarmi accanto a una ragazzina in coda al supermercato con un paio di sneaker Gucci da 500 euro… Ho strabuzzato gli occhi e dentro di me ho esclamato: «Un Ufo a Minorca!». Ops, ho forse giudicato?

Grazie, Lina e Gianni, per la vostra umanità. Preziosa e degna di nota. Anche a Minorca.