Francesco Crivellari: l’anima del Sud che ha trovato casa a Minorca

di Gloria Vanni

Nome: Francesco

Cognome: Crivellari

Nato a: Bisceglie (Bari)

Professione prima di venire a Minorca: studente al Liceo Artistico di Napoli

Professione a Minorca: cameriere e comproprietario del Sacardiu a Cales Fonts, Es Castell

Ci sono storie che non fanno rumore. Non hanno colpi di scena plateali. Ma parlano di crescita, di coraggio silenzioso, di sogni che maturano lentamente. Come il sole che illumina ogni giorno Es Castell e Cales Font, il suo porticciolo, il primo comune spagnolo a vedere l’alba.

Francesco Crivellari è nato in Puglia e anche lui potrebbe essere mio figlio, 30 anni nel 2027. Volendo fare una sintesi, questa è: Puglia nelle radici, Napoli nell’adolescenza, Minorca nel cuore.

Francesco Crivellari

La sua famiglia si trasferisce per lavoro in provincia di Napoli, a Cicciano, comune in provincia di Napoli nell’Agro Nolano abitato da poco più di 12mila anime. I genitori gestiscono un supermercato. Una sorella più grande di due anni è oggi infermiera a Roma. Una vita normale, semplice, di quelle che non sembrano destinate a grandi rivoluzioni.

Francesco si descrive così: «Ero tranquillo, timido e piuttosto chiuso». Sceglie di studiare al Liceo Artistico di Napoli perché gli piace lavorare con le mani, creare, esprimersi. Ma non è uno studente modello. Viene bocciato due volte. Il suo percorso scolastico dura sette anni. Si diploma a 21. Non lo racconta con vergogna. Lo racconta con onestà. Non era pronto. Forse non aveva ancora trovato la sua direzione. E poi c’è Minorca e l’estate che cambia le cose. A Minorca vive suo padre, lavorava da Eroski e oggi è in pensione. Francesco veniva a trovarlo in estate, poi tornava a Napoli da sua madre.

A un certo punto, però, decide di restare a Minorca. Il primo lavoro? Fotografo all’Hotel Pueblo di Punta Prima, oggi Barceló Punta Prima. Foto agli ospiti, sorrisi, prime responsabilità. Nel 2019 arriva l’occasione che cambia tutto: cameriere al Sa Barqueta, a Cales Font, il porticciolo di pescatori che è una meta tra le più gettonate nelle sere d’estate. Ristoranti, bar, negozi aperti fino a tardi e tanta voglia di divertirsi in riva al mare.

Sono passati sette anni. La stagione inizia a Pasqua e finisce a metà ottobre. In inverno Francesco torna in Italia e viaggia. Ama le capitali europee, Londra in particolare. Ma qualcosa, dentro, sta cambiando. Francesco ama il lavoro di sala. Ama osservare. Capire. Leggere le persone. Aggiunge: «Il bello è quando la gente vede lo sforzo che fai per offrire un buon servizio. Il brutto è quando lo vede… e ti tratta solo come un inserviente». È una frase che pesa. Perché racconta la dignità del lavoro.

Francisco, a Minorca, diventa “Xisco” e “Xiscu” in catalano. Xiscu è il suo capo. Il suo socio. Il suo migliore amico. All’inizio era solo lavoro. Poi amicizia. Poi fiducia. Poi una proposta. A maggio 2024 nasce Sacardiu, cocktail bar e tapas a Cales Fonts. Inizialmente con una socia che poi decide di lasciare e Xiscu pensa subito a Francesco che spiega: «Sapeva che avevo voglia di avere qualcosa di mio». Così Francesco diventa comproprietario al 50% del Sacardiu, aperto da marzo a gennaio.

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Francesco Crivellari

E quando apre Sa Barqueta, Francesco?

«Al Sacardiu ci sarà un ragazzo e noi torniamo al Sa Barqueta, ristorante aperto a pranzo e cena dove ognuno sa perfettamente cosa fa l’altro. Io sto in sala e in terrazza, Xiscu è tra il bancone e la cucina cucina».

Il Sacardiu è un piccolo museo di strumenti musicali e musica. Xiscu ama cantare e per lui un cocktail va sorseggiato con sottofondo jazz. «Quello che ci differenzia dagli altri, sono la passione e l’affetto che mettiamo nelle cose», chiosa Francesco. E si sente.

Francesco è innamorato di Cales Fonts. Desiderava qualcosa di suo, lì. In quel piccolo angolo di paradiso dove tutti si conoscono. Non ha nemmeno l’auto. Si muove a piedi. Il Sacardiu è la sua stabilità. Il suo progetto di vita. Vive con suo padre a Es Castell. È al suo secondo inverno sull’isola.

Come stai vivendo questa seconda stagione, Francesco, così diversa dall’estate?

«Sì, in inverno cambia tutto. Devi abituarti alla tranquillità, al tutto chiuso. Ma io preferisco questo al caos di Napoli». E qui emerge un altro pezzo importante della sua storia: si chiama Rafael, è il suo primo amico a Minorca. Durante il Covid, Rafael gli ha fatto conoscere la “vera” Minorca: le spiagge silenziose, i tramonti senza folla, i tempi lenti. Le radici si costruiscono così.

Cosa ti piace di Minorca, Francesco?

«La tranquillità. La lentezza con cui si vive. Tutti sono contenti. Tutto è più felice. Per me è un paradiso». La sua risposta non è una frase detta così, è una scelta di vita.

Francesco Crivellari

Cosa fai quando non lavori?

«Vado al mare. Amo passeggiare e fare escursioni nella natura, in particolare lungo il Camí de Cavalls». Già, quell’anello che abbraccia l’isola e, in qualche modo, ti insegna a rallentare e parla di rispetto. Quello della gente di Minorca che ha rinunciato alla comodità della strada costiera per proteggere un percorso nella natura da fare a piedi, in mountain-bike, a cavallo.

Francesco ammette che ci vuole tempo per entrare nella mentalità isolana. Se cerchi comodità infinite, varietà, frenesia a Minorca non le trovi. La scelta è limitata. Ti devi adattare a quello che offre l’isola. Ma lui non cambierebbe Minorca con nessun’altra.

«In inverno è tutto più lento. Ti fermi a guardare la natura. Es Castell ritorna ai ritmi di 20 o 30 anni fa. Ci si saluta sempre. C’è sempre un buongiorno». E mentre lo dice, capisco che quel ragazzo, una volta timido e chiuso, ha trovato il suo posto nel mondo e sorride alla vita.

Il suo sogno è vivere a Minorca tutto l’anno. Per tutta la vita. Sogna di portare sua madre a vivere a Minorca e restare vicino a suo padre. Insomma, costruire una vita stabile. Senza clamore. Senza scorciatoie. Con passione. Con rispetto. Con lentezza. A volte le rivoluzioni non sono rumorose. Come quella di un ragazzo del Sud che si diploma in ritardo, cambia Paese, impara a servire cocktail con jazz in sottofondo e scopre che la felicità non è fare di più. È fare (soprattutto) con amore.