Daniela Iannaccone

di Gloria Vanni

Nome: Daniela

Cognome: Iannaccone

Nata a: Avellino

Professione in Italia: studentessa e istruttrice di nuoto acquagym

Professione a Minorca: responsabile prodotti dolci alla Panetteria Pigalle e sognatrice!

Corre l’anno 2007 e Daniela Iannaccone arriva a Minorca per uno stage previsto dal suo “Master di Tourism Management” a Londra. I sei mesi annunciati si trasformano in due stagioni di lavoro di 8 mesi. In inverno, poi, va nei Paesi Baschi francesi a studiare francese. Il risultato è che parla cinque lingue: inglese, francese, castigliano, tedesco, italiano. E ne capisce sei con il catalano.

Daniela Iannaccone

Ricordi di quel primo incontro con Minorca, Daniela?

«Avevo 26 anni, venivo da una piccola città che mi è sempre stata stretta. Minorca mi ha fatto sentire a casa: è mediterranea. Mi è piaciuto il suo senso di familiarità, il minorchino mi è sembrato simile a certi dialetti abruzzesi, c’è stata attrazione. C’erano pochi supermercati, solo Eroski e DIA. Non c’erano rotonde perché non era ancora arrivata la Comunità Europea. Cambiate le leggi del traffico, le rotonde hanno sostituito i semafori e non è ancora detto che tutti sappiano come funzionino!».

Per ampliare i suoi orizzonti professionali, Daniela fa diverse esperienze in vari hotel prima a Biarritz, poi a Parigi. Qui incontra Aurelien che lavora al blasonato Hotel George V e ha voglia di cambiare. Insieme decidono di venire a Minorca nel 2013 e scelgono di vivere a Es Castell. Trova lavoro come seconda receptionist all’Hotel Artiem Carlos e coltiva alcune sue passioni: Yoga, Pilates, Acquagym nonché la produzione di pasta fresca, pane, pizza fatti con lievito madre.

Ho un ricordo. Ci siamo incontrate a Pilates e, tra una lezione e l’altra, ho modo di assaggiare una sua pagnotta di farina di Kamut: strepitosa! E avrei dovuto capire che prima o poi Daniela avrebbe realizzato il suo sogno: mettere le mani in pasta. Infatti, arriviamo al 2021, prende un anno di aspettativa dall’hotel, fa spazio a Pilates, Yoga e Acquagym a domicilio e per 4 ore è alla reception del Boutique Hotel Ses Bruixes a Mahón. Perché, spiega:

«Ho 9 vite come i gatti! Ho fatto un sacco di cose e mi chiedo sempre: se faccio questo, posso comunque andare via in 5 minuti? Sono sempre pronta a ricominciare! Così è anche a livello personale. Dopo 9 anni, la storia con Aurelien si è conclusa. Sono uno spirito libero, vivo nella mia casa a Sol del Este con il mio cane Django, un Bodeguero Andaluso che ho raccolto al canile di Jaen e va bene così».

La sua determinazione è scandita da una scrollata di capelli, un sorriso e quello strano accento che prendiamo quando abbiamo l’abitudine di parlare più spagnolo che italiano.

A novembre 2021 Daniela vede l’annuncio di ricerca personale di una panetteria francese di prossima apertura a Mahón. Manda il suo curriculum e la chiamano per una intervista. Dietro al progetto della Panaderia Pigalle, nata nei locali dell’omonimo ristorante di cucina casalinga, c’è una coppia di Parigi, Emmanuel e Stéphanie de Sola. Lui lavorava nell’ambiente musicale e lei nel settore lusso, hanno due bambini, casa a Sant Lluís e sono innamorati di Minorca tanto da decidere di cambiare vita. Daniela racconta:

«Faccio l’intervista sapendo che non ho esperienze di cucina ma possiedo un profondo amore per le mani in pasta. Sono odori d’infanzia: da bambina con le amiche facevamo i dolci invece di giocare. Loro volevano persone senza esperienza per poterle formare. Io sono stata onesta e le buone vibrazioni tra noi hanno fatto il resto. Emmanuel ha fatto la scuola della Boulangerie Chambelland a Parigi e i maestri fornai sono venuti a farci i corsi a Minorca. A gennaio 2022 apriamo, una panetteria francese mancava sull’isola e così inizia la mia nuova vita. Mi sveglio verso le 5 del mattino e porto fuori il mio cane. In estate vado in bici e sono momenti bellissimi, comincio a meditare mentre pedalo. Devo dire che non mi dispiace alzarmi presto però è una vita dura, soprattutto per una donna. Entro a lavorare alle 6 e vado avanti fino alle 14, sono 8 ore in piedi. Il mio fisico non è abituato a sollevare i sacchi di farina e a maggio il mio corpo si ribella. Ho un abbassamento delle difese immunitarie e finisco in ospedale. Ci rimango un mese per una lesione al rene che salvo ma i medici sono categorici: non posso più sollevare pesi».

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Sono momenti difficili, il sogno a portata di mano sembra destinato a sfumare ma…

«Emmanuel mi propone di dedicarmi alla preparazione dei prodotti dolci da forno: brioche, croissant, pain au chocolat, pane alle uvette, girelle alla cannella… Così è da giugno, bisogna vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e oggi, in un’ora, posso fare 200 croissant. Ho molta pazienza nel fare i dettagli, quindi il “male” è stato una cosa positiva e sono super soddisfatta di dove sono. Voglio vincere il concorso “Miglior croissant di Spagna”. Ho anche seguito un corso a Barcellona con l’inventore del “croissant cubo”, a forma di cubo, Bedros Kabranian. È un libanese che vive in Svezia da 30 anni e campione del mondo di croissant dal 2014 al 2018. La verità è che cerco di vedere il lato positivo e, con umiltà, inizio dal basso, apprendo, mi formo, faccio. Più cose si sanno fare nella vita, più il paracadute è grande quando ci lanciamo nel vuoto».

Due persone in laboratorio, una per il pane e una per i dolci, che diventano tre in estate e una ragazza minorchina alla vendita: questa è la Panaderia Pigalle, al numero 4 di Carrer de Bastió, centro storico di Mahón, aperta da martedì a sabato, dalle 8.30 alle 13.30. Daniela la scorgi con le mani in pasta nel laboratorio a vista. Difficilmente alza lo sguardo. Il suo impegno è palpabile, chissà cosa dicono i suoi genitori…

«I miei genitori sono sempre stati per me un sostegno, mi hanno sempre dato fiducia e io ho risposto con responsabilità. Ho lavorato fin da giovanissima, mi sono resa autonoma economicamente, sanno che faccio pazzie oculate, equilibrate… senza brividi sulla pelle è tutto inutile nella vita. Hanno comunque un’altra figlia che è il mio opposto».

Passiamo alle domande di rito, Daniela: cosa ti piace di Minorca?

«La dimensione umana. Il vento perché è movimento e cambiamento. Poi, i paesaggi che sono diversissimi. E mi piace più la campagna della costa nonostante sia un’amante del mare».

E come vedi i minorchini?

«Per me è gente speciale. Hanno paura. Hanno la sindrome dell’invasione anche nelle relazioni umane e perciò è difficile entrare tra loro. Hanno bisogno di tempo per aprirsi».

Cosa consigli a chi vede Minorca come possibilità di vita?

«Minorca va accettata così com’è, senza pretendere di portare qui un pezzo di casa propria. Non ci sono grandi centri commerciali, cinema con film d’autore o in versione originale, il teatro è spesso solo in catalano. Le notti sono silenziose e, a parte a Mahon e Ciutadella, il sabato pomeriggio, da novembre a marzo c’è poco da fare. Nonostante gli inverni siano abbastanza miti – eccetto i giorni di tramontana! -, la gente s’impigrisce e si chiude in casa. Per me Minorca sa comunque essere sorprendente e il vero spettacolo è la sua natura».

Daniela aggiunge quasi in un sussurro: «Sai, ho la pellaccia dura di una persona nata e cresciuta in provincia. Sono convinta che per fare le cose bene basti metterci un po’ di cuore, di passione e il traguardo non può essere solo il denaro. Io “me muero”, muoio quando la qualità lascia il passo ai soldi».

Sottoscrivo, pure io “me muero” e continuo a pensare che sognare grande, costi quanto sognare piccolo, anche a Minorca. Perciò, spazio ai sogni, Daniela, e in bocca al lupo per il titolo di “Il miglior croissant di Spagna”!

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