Claudio Ricelli, dalla Calabria a Minorca

di Gloria Vanni

Nome: Claudio

Cognome: Riccelli

Nato a: Catanzaro

Professione prima di venire a Minorca: cuoco a Cosenza

Professione a Minorca: cuoco e creatore di basi musicali

Claudio Ricelli

Con Claudio ci incontriamo alla sfilata solidale organizzata da Carmela, l’anima creativa di Poderosa Lab. Lui accompagna Maria, la sua fidanzata, io sfilo con lei e mi diverto a trasmettere gioia in quel di Alaior.

Classe 1986, cresciuto a Cosenza, papà radiologo, mamma fisioterapista, un fratello più piccolo che oggi fa l’insegnante a Mantova, Claudio si innamora della cucina per merito della sua mamma. Perciò, appena finito il Liceo Scientifico, spinto dalla voglia di essere indipendente, inizia a lavorare in cucina e l’innamoramento si trasforma in passione.

Tre anni a Roma, poi altri due a Siena, quindi il ritorno a Cosenza per altri due anni fino a quando la sua migliore amica gli scrive dicendogli che viveva a Minorca, aveva aperto un ristorante a Punta Prima e… «Perché non vieni a darmi una mano, Claudio?». E lui racconta:

«Sono arrivato nel 2013 con l’idea di fare una stagione ma mi sono trovato così bene che sono rimasto! Il secondo anno ho lavorato al Casanova a Mahon, il terzo sono entrato in aeroporto e ho iniziato a fare cucina nei ristoranti alle partenze. Sono multinazionali che hanno ristoranti negli aeroporti spagnoli con vari marchi, concessioni che cambiano ogni otto anni. Al lavoro ho conosciuto Maria, arrivata dalle Canarie con una laurea in Pedagogia. Ci siamo innamorati e viviamo a Cala Torret. Ora lavoro in cucina a Es Castell e questa professione mi consente di dedicarmi a ciò che amo, la musica».

Che genere di musica e cosa fai Claudio?

«Sono un “beatmaker“, ovvero un produttore di basi strumentali del genere rap e hip-hop. È una passione che coltivo da quando avevo i 18 anni, grazie a mio fratello che è riuscito a scaricare un programma per fare musica. È iniziato per gioco e, con l’esperienza, ho creato un mio canale youtube con il nome artistico “ReReRec™”, “battitore dalla Calabria esiliato a Minorca”. Ho iniziato così! Nel 2020 mi ha scritto Planet Asia, rapper statunitense famoso degli Anni Novanta e mi ha chiesto di vendergli la base. Poi, mi ha scritto un altro ragazzo di Buffalo (stato di New York) e ho fatto un album intero. Normalmente mi scrivono e vogliono l’esclusiva. Ho un computer e un Akay MPC, strumento per campionare, pratica molto usata nella musica rap. Poi, ho delle tastiere che servono per suonare con qualsiasi altro strumento».

Come si diventa creatore di basi musicali?

«Io sono un autodidatta. Volendo si possono fare corsi per aggiornarsi e specializzarsi. Il mio percorso è stato provare, riprovare, sbagliare e correggere. Per esempio, il programma con cui lavoro si chiama “Reason” e nonostante io non sappia bene l’inglese, riesco a a lavorare e a creare. Dedico a questa professione un paio di ore al giorno, soprattutto la notte, con le cuffie ovviamente. Ma non posso ancora vivere solo di questo anche se ho la sensazione che possa funzionare. Ogni anno ci sono stati dei miglioramenti. Ho circa 30 pezzi in uscita quest’anno. Ho conosciuto vari artisti in Spagna e sto facendo un secondo album per Saint Francis, artista statunitense ».

Come nascono le tue ispirazioni musicali?

«Minorca è una bellissima fonte di ispirazioni anche se è relativo perché bastano un computer, le cuffie, una camera. Devo dire soprattutto grazie agli amici che mi hanno spinto a aprire il canale Youtube e caricare le oltre 400 basi che tenevo nel computer. Lavoro anche come “Ghost producer“: è un accordo con artisti famosi per cui tu componi la base strumentale, gliela dai e non appari. Ho un dono naturale e i doni vanno coltivati!».

È Maria che mi svela la passione musicale di Claudio perché lui, carattere piuttosto riservato, non ne parla anche se per lui fare musica è una necessità.

Cosa ti piace di Minorca, Claudio?

«La natura, le spiagge, soprattutto la tranquillità che non ho trovato da nessun’altra parte. Perciò, quando non lavoro amo andare in spiaggia, a camminare e scoprire Minorca. Ci vivo da oltre 12 anni e ho ancora tanto da vedere».

Cosa consiglieresti a chi sogna di venire a vivere a Minorca?

«Di venire a vedere com’è. È una esperienza da fare, è un luogo speciale, diversa rispetto a tutti i posti dove sono stato, è un’isola dove si lavora solo sei mesi. Devi sentire sulla tua pelle se ti piace. Per alcuni Minorca è troppo tranquilla, non ha centri commerciali e la vita notturna è concentrata in estate».

Così, tra una padellata di spaghetti aglio e olio e una traccia elettronica dal ritmo ipnotico, a Minorca Claudio continua a mescolare ingredienti e suoni con la stessa passione con cui la vita lo ha portato fin qui.

Ha lasciato la Calabria, ma la Calabria non ha mai lasciato lui: è nella sua voce, nei suoi piatti, nelle sue playlist. E mentre sfrigola qualcosa in cucina e un beat prende forma nel suo piccolo studio vista mare, ti rendi conto che forse non serve scegliere chi essere quando puoi essere tutto: cuoco, musicista, emigrante felice, creativo indomabile… e soprattutto, calabrese con orgoglio e minorchino per amore.

Alla fine, lo trovi lì, con una forchetta in una mano, una cuffia nell’altra, e un sorriso che dice tutto. Perché in fondo, cos’è la vita se non una ricetta da improvvisare e una musica rap da seguire ondeggiando e muovendo la testa?

Inciso: il suo papà è contento, la sua mamma, ogni tanto, ancora gli chiede: «Perché non torni, Claudio?».

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