Alla scoperta della cucina del Bangladesh, proposta da Bondhu a Ferreries, da Miquel Serra e Abdul Mukith
Io amo la cucina indiana, anzi le infinite sfumature delle mille e una cucine indiane. Perciò mi sono chiesta: qual è il miglior ristorante indiano a Minorca? La risposta degli intenditori, non solo inglesi, è stata univoca: Bondhu a Ferreries. Come? Lontano dal mare e dalle città, da Mahón e Ciutadella? Sì, perché Bondhu è un po’ come alcune bellezze di Minorca, bisogna conquistarle e andarsele a cercare. Così, una sera, sono arrivata a Ferreries e, quasi alla fine della cittadina, ecco la terrazza del Bondhu. Un locale dove capisci che il cibo non ha bisogno di mare e di vetrine per raccontare qualcosa di vero.

Bondhu, l’amico che non ha bisogno del mare
In Pakistan e in Bangladesh, “bondhu” significa “amico“. E il sentirsi tra amici, a casa piuttosto che in un locale, qui è una sensazione tangibile. Sarà anche per le dimensioni, pochi tavoli dentro e altrettanti fuori. Sarà perché qualcuno ha deciso di chiamare così un ristorante indiano nel cuore dell’entroterra minorchino scommettendo sull’amicizia. Quella vera, quella che si costruisce un piatto alla volta.

Quel qualcuno è Miquel Serra, minorchino di Es Migjorn. Vive da vent’anni a Ferreries e prima di aprire Bondhu ha fatto a lungo il cameriere a Cala Galdana. In un ristorante che, a un certo punto, per accontentare i turisti aveva iniziato a far arrivare piatti indiani surgelati dall’Inghilterra. Poi il proprietario ha un’idea migliore: mettere un vero cuoco indiano in cucina. Il successo è stato immediato. E quando, dopo tredici anni, Miquel iniziava a essere stanco di quella routine, il suo capo gli dice una frase che gli avrebbe cambiato la vita: «Apro un ristorante indiano a Ferreries e te ne occupi tu».
Miquel, da cameriere a Cala Galdana al Bondhu a Ferreries

Miquel accetta la sfida. Prende in affitto il locale insieme a Abdul Mukith, chef pachistano, suo socio che gestisce la cucina. Bondhu apre il 5 dicembre 2017. E da allora è considerato, da molti, il miglior ristorante indiano di Minorca. Anche se la cucina, mi spiega Miquel, è più propriamente bengalese. Una distinzione che a un primo sguardo può sembrare sottile, ma che racconta molto. Infatti, qui non si cucinano piatti standardizzati pensati per un pubblico di passaggio, ma ricette che appartengono a una tradizione, quella del Bangladesh da cui viene Abdul.
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La posizione, ovviamente, resta la sfida quotidiana. Ferreries non è sul mare, non è Ciutadella, non è Mahón. Non c’è la fila spontanea di chi passeggia e si lascia tentare da un’insegna. «Devi venire qui apposta per mangiare indiano», aggiunge Miquel, con l’orgoglio di chi sa che chi arriva, poi torna. Il ristorante lavora molto in inverno, meno in estate – al contrario di quasi tutta l’isola -, perché la clientela è fatta soprattutto di inglesi residenti e di chi vive stabilmente a Ciutadella o Mahón. E da chi cerca sapori autentici ricchi di spezie e aromi che portano lontano. È aperto tutto l’anno, tranne un paio di settimane tra il 15 dicembre e il 2 gennaio, lunedì e martedì di riposo.
Non il migliore ristorante indiano bensì bengalese

Quello che resta impresso, di Bondhu, non è solo l’aroma delle spezie che si sente già sulla porta. È il modo in cui Miquel, mentre racconta, si preoccupa più della mia capacità di reggere il piccante che di vendermi un piatto. Lui consiglia, spiega, conosce i gruppi di habitué che ormai gli dicono semplicemente “fai tu”. Ed è forse questo il segreto di un ristorante che non ha bisogno del mare per esistere: il legame con chi torna, un mese dopo l’altro, con quella regolarità che assomiglia più a un’abitudine affettiva che a un’uscita a cena.
Miquel, qual è il piatto che rappresenta di più il ristorante?
«Il Tikka Masala è il nostro piatto stella: pollo, un tocco di dolcezza, la ricetta di Abdul. Ma c’è chi viene solo per il Pathia, ricetta agrodolce con diversi tipi di carne. E chi non rinuncia mai al Puri di gamberi, pane fritto con gamberi saltati e verdure».
Dove acquistate gli ingredienti?
«A Ferreries! Le carni sono della Sa Carnicería così come le verdure sono locali. Il nostro non è un mangiare uguale agli altri: è un cibo che parte da Minorca e arriva fino in Bangladesh».

Cosa ti dà più soddisfazione?
«Il cliente che ritorna. Ci sono persone che tornano un anno dopo l’altro, e questo è un piacere che non si spiega, si vive».
C’è qualcosa, in questa storia, che mi tocca in modo particolare: l’idea che un ristorante viva grazie a una rete silenziosa di persone che scelgono di fare la strada fino a Ferreries. In un’isola che vive di mare e di stagioni, Bondhu ci ricorda che l’amicizia – quella che dà il nome al locale – è anche questo: la fedeltà di chi torna, e la pazienza di chi, ogni sera, riapre le porte per accoglierlo.






