Nel cuore di Dalt Sa Quintana a Ciutadella, ecco la Fundació Numa
C’è un punto, a Ciutadella, dove Minorca si mostra con una sincerità che altrove non concede. Basta salire sul tetto della Fondazione Numa. Da lì l’isola si apre come un ventaglio: Maiorca all’orizzonte, sospesa nella foschia delle giornate limpide; la cattedrale che spunta tra i tetti come un faro di pietra; e giù in fondo il porto, con il Pla de Sant Joan che da sempre è il palcoscenico delle feste e, oggi, anche delle nuove visioni creative della città.

Nel patio e nel giardino della fondazione convivono sculture che sembrano avere un carattere proprio. Los amigos e La familia, lascito dell’artista olandese Caspar Berger, non sono semplici opere: sembrano ospiti che non hanno mai smesso di conversare con il luogo. Le loro figure in bronzo, imponenti e calme, danno la sensazione che osservino ogni cambiamento del vicino quartiere.
Dentro la casa della luce e del respiro: ambienti che accolgono

Dentro, la luce è regina di un’eleganza raffinata e minimalista. I due piani espositivi sono spazi che non soffocano l’arte ma le lasciano lo spazio per muoversi. Chi entra ha l’impressione di attraversare un ambiente che non vuole impressionare, ma accogliere. E forse questo è già un modo per capire la filosofia dietro Numa: aprire porte, non chiuderle.
È stata una scommessa scegliere Dalt Sa Quintana come sede. A lungo è stato un quartiere ignorato, abitato soprattutto da immigrati e disegnato da orti antichi lasciati al loro destino. Un quartiere lontano dalla città vecchia, separato dal porto e ciò influisce sulla sua integrazione. Un quartiere che offre anche una delle migliori viste di Ciutadella.
Jean Paul Goerens, lussemburghese innamorato di Minorca da vent’anni, ha visto ciò che altri non hanno visto. Le sue prime scoperte — grotte talaiotiche, una tomba romana — durante la ristrutturazione della sua tenuta di S’Albufera, gli hanno insegnato che l’isola ha molti strati, basta scavare o semplicemente osservare con pazienza.
Numa, la nuova voce culturale di Ciutadella
Marie Hélène Beharel, sua compagna e anima operativa di Numa, ha condiviso da subito questa sensibilità. Insieme hanno iniziato dal territorio. Hanno creato l’associazione Junts as Pla, progetto che ha ridato dignità al Pla de Sant Joan e ha acceso nuove energie culturali, anche grazie al festival Amalgama. Da quella esperienza è arrivata la vivace e operosa squadra che oggi anima Numa: persone che l’arte la praticano e la vivono ogni giorno, prima di esporla.
Il nome della fondazione ha una storia così semplice da essere perfetta. Pneuma, soffio vitale. Ma anche “numa”, così come lo ha pronunciato male un amico americano, un errore di pronuncia che ha affascinato tutti e così è rimasto. Una scelta che racconta molto dello spirito della casa: spontanea, curiosa, aperta.

Uno spazio d’incontro e confronto tra artisti, comunità, territorio
Beharel in una intervista dice: «Siamo dilettanti, in un certo senso. Ma sappiamo cosa ci piace: creare un luogo in cui le persone non si sentano mai fuori posto». Senza strategie fisse ma con un’idea chiarissima: far incontrare artisti, comunità, territorio. I mecenati aiutano a rendere questa visione più sostenibile e a rafforzare i programmi educativi per i più giovani.
I risultati, intanto, sono già visibili. Dalt Sa Quintana si sta trasformando, le collaborazioni si moltiplicano, gli artisti locali ritrovano uno spazio possibile e i collezionisti tornano a guardare Ciutadella con occhi nuovi. Le mostre sono il cuore pulsante di tutto questo. Dopo il monumentale impatto di Caspar Berger nel 2024, ecco la poesia silenziosa di Hiroshi Kitamura nel 2025. Una voce che unisce Oriente e Mediterraneo con opere che sembrano nascondere più che mostrare. La mostra è terminata il 31 ottobre e va detto che per per essere una giovane fondazione, ha dimostrato una notevole sensibilità artistica.
“Sedimentazioni identitarie”, dialogo tra pittura e musica
Inoltre, per la prima volta la fondazione amplia la sua programmazione fuori stagione e dal 21 novembre al 20 dicembre ospita “Sedimentazioni identitarie”, progetto che mette in dialogo pittura e musica attraverso la sensibilità di due fratelli, Theresia e Jeroen Malaise.
Theresia vive a Minorca e conosce l’isola da dentro; Jeroen porta con sé un bagaglio musicale che intreccia formazione classica, ricerca e folclore minorchino. Insieme hanno costruito una mostra che parla dell’identità non come un punto fermo ma come qualcosa che cresce nel tempo, come gli strati di roccia modellati dal vento.

Identità come vento: aperta, mutevole, in movimento
Nel loro lavoro c’è l’idea che ogni vita — personale o collettiva — sia un accumulo di gesti, memorie, territori attraversati. A Minorca più che altrove, il vento è custode e scultore: cambia il paesaggio giorno dopo giorno, proprio come le esperienze fanno con noi.
Il percorso espositivo presenta otto grandi tele di Theresia, cinque brani originali di Jeroen, un’installazione partecipativa sviluppata con l’intelligenza artificiale. Una combinazione che invita chiunque a guardare dentro e intorno a sé, come se il paesaggio esterno e quello interiore potessero confondersi.
Una mostra che non chiede “Chi siamo?”, ma “Da quali strati siamo fatti?”. Credo sia la domanda più minorchina che ci sia.
Orario fino al 20 dicembre 2025
Da mercoledì a venerdì 16.3 -20, sabato 10.30-13.30, ultimo accesso 30 minuti prima della chiusura.






