Le sue opere sono presenti anche negli Stati Uniti: la parola a Pol Marban che espone Noctis Generatio” a Mahón

Biondo, occhi azzurri, alto. Lo incontro la prima volta un giorno che avevo bucato una ruota dell’auto. Per me cambiare una ruota è un’impresa impossibile, per lui un gioco da ragazzi. E così è stato. Ma la cosa bella è che lui mi ha vista e si è offerto di aiutarmi. Ricordo che mi sono detta: «Solo a Minorca accadono questi miracoli!». Oggi incontro l’artista e gallerista.

Pol Marban è nato a Minorca nel 1985 e a Minorca è tornato dopo aver studiato lontano, per scelta, non per caso. «Noi diciamo che la capra tira al monte», mi spiega, e in quella frase c’è già tutto il suo carattere: un’ostinazione gentile, la fedeltà a un luogo che sente come suo anche quando il mondo gli offrirebbe altro.

Una famiglia con l’arte nel sangue

Noctis Generatio è il titolo dell'ultimo lavoro Pol Marban in mostra alla galleria Atica a Mohón

Crescere a Minorca negli anni Novanta in una famiglia dove l’arte non era un’eccezione ma un’abitudine ha lasciato un segno profondo su Pol. Suo nonno Amedeo era pittore e scultore, ha restaurato molte chiese dell’isola; la madre psicologa, il padre addetto in Iberia. «Una famiglia con molta sensibilità per la cultura e l’arte», mi racconta. Fare l’artista, per lui, «è sempre stata un’opzione», qualcosa che ha iniziato a vedere chiaramente dopo l’adolescenza, quando l’eredità del nonno ha smesso di essere un ricordo ed è diventata una strada da percorrere.

La sua formazione lo ha portato prima all’Escola d’Art di Minorca, poi tre anni di Belle Arti ad Altea, vicino Valencia, e infine un anno a Barcellona. Ma è proprio a Barcellona, nella città grande, che Pol ha capito qualcosa di importante su di sé: «Altea aveva 800 studenti, a Barcellona c’è troppa gente, sei un numero, non sei un individuo». Non era la strada che cercava.

La scelta di ritornare a Minorca

Molti, alla sua età, avrebbero scelto di restare in una grande città dove le opportunità sembrano moltiplicarsi. Pol ha scelto Minorca. Non per mancanza di ambizione, ma perché, mi racconta, «a Minorca c’era già un certo fermento artistico», e lui sentiva di dover essere lì, in quel luogo preciso, per costruire qualcosa che fosse davvero suo.

Interni della galleria Atica di Pol Marban nel porto di Mahón, Moll de Ponent 36

Nel 2012 vince la prima borsa di studio della Fondazione Reynolds, un riconoscimento che gli ha permesso di viaggiare e di arricchirsi culturalmente. Poi, non ha più partecipato ad altri concorsi: aveva trovato quello che gli serviva e non sente il bisogno di rincorrere altri titoli.

Gli chiedo cosa serva, oggi, a un artista, oltre a talento e formazione. La sua risposta è immediata: «Costanza e perseveranza». Due parole semplici ma che raccontano bene chi è Pol Marban, un uomo che ha costruito la propria indipendenza economica lavorando moltissimo, senza scorciatoie.

Dalle strade alle tele, dalle foto ai pennelli

Prima di essere il pittore che è oggi, amante della tecnica a olio, Pol era «più simile al graffitaro che al pittore di studio». Figlio degli anni Novanta, attratto dall’arte urbana, girava le città con la macchina fotografica e poi trasformava quegli scatti in paesaggi urbani dipinti. È un dettaglio che aiuta a capire la sua pittura attuale, quel modo di guardare la vita quotidiana – un bar, una fermata, un gesto qualunque -, e restituirla con una luce che la rende importante.

C’è anche un’altra passione, meno prevedibile, che racconta la stessa attitudine pratica e curiosa: le automobili. «Le auto sono la mia piccola malattia», confessa ridendo. È cominciato tutto con una bicicletta: ha scoperto che poteva aggiustarla, poi che poteva aggiustare molte altre cose. Non potendosi permettere auto care, comprava quelle rotte, frequentava le officine, imparava, aggiustava. Un artista che smonta motori con le stesse mani che poi tengono pennelli e colori: mi sembra un ritratto perfetto della sua energia.

Pol Marban, artista minorchino e proprietario della galleria Atica a Minorca

La prima opera l’ha venduta in un bar di Altea, per 1.500 euro, in due giorni. Tornato a Minorca, ha imparato – sono parole sue -, «l’arte di vendere l’arte». Cioè, trasmettere allo spettatore le emozioni di un quadro, qualcosa nato prima per istinto, poi cresciuto con l’esperienza. «Ogni cliente è diverso», dice, ed è un principio che ha continuato a guidarlo.

Tra il 2012 e il 2017 ha organizzato un Festival Urbano e mostre collettive, in un momento in cui a Mahón esistevano solo due o tre gallerie, lavorando fianco a fianco con l’artista e curatore Hombre López. Oggi le sue opere si trovano a Barcellona, Miami, New York e naturalmente a Mahón. Il prossimo obiettivo, mi confida, è trovare una galleria a Londra.

Atica, una galleria nata per castigo o per caso

Chiedo a Pol di raccontarmi Atica, la sua galleria, e la risposta mi sorprende per la sua onestà: «L’ho aperta per castigo!». Viveva in una bellissima casa a Mahón ma la proprietaria l’ha voluta indietro e lui era attratto dagli spazi industriali. Era il 2021, aveva pochissimo tempo per trovare un posto dove vivere e dipingere. È arrivato lì, in quello spazio nel porto di Mahón dall’atmosfera industriale abbarbicato alla roccia e ci ha vissuto fino alla nascita di suo figlio, a febbraio 2023. A quel punto uno spazio industriale non era adatto a un bimbo piccolo. Così ha aperto le porte ad altri artisti e il progetto si è configurato quasi da solo.

Ogni artista che espone ad Atica viene seguito e consigliato da Pol su come collocare le proprie opere e su come venderle. Credo che il ruolo di angelo custode scorra nel suo Dna. La galleria resta aperta tutto l’anno, anche d’inverno: ogni fine settimana un artista diverso allestisce il venerdì e smonta la domenica. «Un’idea nata per necessità», dice Pol, ma che oggi è diventata un piccolo ecosistema culturale sull’isola. «Un artista con una propria galleria? Non lo raccomando a nessuno!», mi dice ridendo. Poi aggiunge, serio, che ogni artista che ha esposto ad Atica ha avuto l’opportunità di spiegare il proprio lavoro alle persone, e questo, in fondo, è raro e unico. È il dialogo con chi guarda, mi dice, la parte che ama di più di questo progetto, più ancora del lato commerciale, che pure è necessario.

“Noctis Generatio”: trovare la luce nella notte

Noctis Generatio, sottotitolo "Adagio per una luce": è il racconto di una generazione che cerca la luce nella notte

Ogni anno Pol crea una nuova serie che si identifichi con la sua tecnica e la sua pittura, una domanda che si ripete e si trasforma: «Come, con un colore fisico, posso trasmettere il colore della luce?». È da questa domanda che nasce “Noctis Generatio“, sottotitolo “Adagio per una luce“: è il racconto di una generazione che cerca la luce nella notte, in mostra fino a fine settembre da Atica Art Gallery.

L’idea è arrivata a dicembre, a New York, con sua moglie e suo figlio, in una serata fredda. Sono entrati in un bar dove c’erano le opere di un artista. Lo hanno incuriosito – in un quadro c’era una famiglia che guardava la televisione -, e da lì Pol ha iniziato a riflettere su come una generazione viva, oggi, immersa in quella luce artificiale e notturna che scandisce le nostre giornate.

Sono undici quadri, per i quali Pol ha cercato riferimenti nella pittura classicaCaravaggio su tutti -, intrecciandoli con la cultura pop. Tra questi, due lo legano in modo particolare: “El Orante“, la figura che sta di fronte a uno sportello bancomat e un altro con persone immerse nell’atmosfera di una discoteca. Due immagini apparentemente banali della vita contemporanea, trasformate, con la luce giusta, in qualcosa di quasi sacro.

Nella sua galleria, Pol vende i quadri a 2.000 euro: «Un prezzo democratico», dice. E per rendere la sua arte ancora più accessibile, realizza anche stampe incorniciate a 150 euro, dieci copie per ogni quadro, quindi una tiratura molto limitata.

La vita di ogni giorno tra arte e famiglia

Uno degli 11 quadri del progetto Noctis Generatio, olio su tela, in mostra fino a fine settembre da Atica Art Gallery.

Gli chiedo com’è una sua giornata tipo e la risposta racconta un uomo che ha trovato un equilibrio costruito, tra arte e famiglia. Sveglia alle 6.30, i giornali, il caffè, la colazione per il figlio che poi accompagna a scuola. Un’ora di ginnastica. Con sua moglie vive in una casa grande a Es Castell e si prendono anche cura del giardino. Dipinge per un’ora e mezza, si dedica alle faccende domestiche e al suo bimbo e quando è ora, prepara la cena, lo mette a dormire e riprende a dipingere.

«Sono una persona inquieta, giovane di spirito, con pregi e difetti», dice di sé. Un’inquietudine che, ascoltandolo, sembra più una forma di vitalità che di insoddisfazione. Guarda il suo profilo Instagram!

Su Minorca ha un pensiero lucido, che condivido profondamente: ci sono tre mesi difficili – gennaio, luglio e agosto -, ma molte cose sono migliorate negli anni. «Non è così isolata, per essere un’isola. Poi, i problemi del mondo sono anche i problemi di Minorca. Tutto il mondo è paese», aggiunge.

C’è un ultimo ricordo che Pol mi regala e che dice molto del suo modo di guardare le cose: quando ha visitato la vecchia Fabrica Codina a Mahón, si è ricordato di suo padre e del suo spazio da orafo. Ha scattato qualche fotografia e ne ha ricavato un paio di quadri, sempre di grandi dimensioni, che oggi sono in una collezione privata a New York. Un modo, mi dice, «di dare vita a uno spazio fantastico che merita di continuare a vivere».

Ed è forse questo, più di ogni altra cosa, il filo che lega tutta la storia di Pol Marban: la capacità di guardare ciò che sembra dimenticato – uno spazio industriale, una fabbrica chiusa, una notte qualunque -, e trovarci dentro la luce.

Pol Marban nella sua galleria, Atica, aperta tutto l'anno anche ad altri artisti