I giorni di sosta in porto sono un’ottima occasione per scoprire il Palinuro, nave scuola della Marina Italiana

Mi raccomando, tutte le navi della Marina Militare Italiana si chiamano al maschile! Ecco a voi il Palinuro, storica bergantina goletta, affascinante per un marinaio come me che ha navigato cinque anni su barche a vela prevalentemente in legno.

Non avevo mai visitato una nave scuola e non mi sono fatta sfuggire l’occasione di salire a bordo del Palinuro presente a Minorca in occasione della commemorazione dei caduti nell’affondamento della corazzata Roma. A parte questo, il resto dei giorni la nave li dedica alla popolazione: si aprono le porte per le visite. A Imperia, per esempio, in pochissimi giorni di sosta hanno superato le 4.500 visite. E questo è il punto che voglio raccontarti subito: quello che ho vissuto io, può farlo chiunque, in qualunque porto il Palinuro attracchi.

In un’ora, l’essenza della nave scuola Palinuro

Dal 1955 il Palinuro è lam seconda nave scuola della Marina Militare Italiana
Ho incontrato un giovane Capitano di fregata,
Francesco Carriero, comandante dal 22 agosto 2026, ex comandante in seconda di una nave grigia e chaperon preparatissimo sulla storia e sulle manovre veliche della nave.

Grazie alla passione per il mare e per la nave, mi ha trasmesso, con una professionalità che si sente a pelle, l’essenza del Palinuro. Date le sue dimensioni, la nave ospita circa una ottanta persone che il mare e la vita di bordo trasformano in una famiglia. Qui si impara lavorando o si lavora imparando: le persone arrivano come individui e ripartono come gruppo, perché l’equipaggio è un gruppo.

Francesco Carriero è Capitano di fregata del Palinuro da agosto 2026

Si entra come uomini e donne, si esce come marinai. Infatti, la vita a bordo di una nave scuola è un’esperienza totalizzante fatta di plancia e carte nautiche, manovre in porto, vele da aprire e chiudere, manutenzioni infinite.

Quindi, oltre a essere una nave scuola, il Palinuro è un frammento d’Italia, di quelli che amiamo, che viaggia per lo più nel Mediterraneo e Nord Europa e partecipa a momenti di rappresentanza.

In navigazione “Con il favore dei venti”

A bordo esistono tre zone: il cassero (la parte rialzata a poppa), il centro nave e il castello a prua. È un retaggio storico che un tempo distribuiva le persone secondo il grado: nel cassero gli ufficiali, nel centro i sottufficiali, nel castello la truppa, i graduati e gli allieviche ancora oggi dormono in amaca. Ma è un retaggio solo architettonico, mi ha tenuto a precisare: ciò che oggi distingue le persone a bordo non è la gerarchia in sé, è la responsabilità.

Dettagli in coperta del Palinuro: a sinistra il motto del Palinuro, "Faventibus Ventis", "Con il favore dei venti"; a destra, l’argano totalmente manuale.

Ogni nave della Marina Italiana ha un motto. Quello del Palinuro è “Faventibus Ventis“, “Con il favore dei venti“: un augurio, perché conta soprattutto che il marinaio sappia come dispiegare le vele quando il vento arriva. L’ormeggio si fa sempre a mano. Il Palinuro è delicato, il rimorchiatore offre solo assistenza. A portarla in banchina sono le braccia e la forza di una manciata di marinai a poppa dove l’argano è totalmente manuale. Il timone racconta a suo modo la stessa filosofia: per girarlo di un solo grado, il timoniere deve compiere due giri e mezzo. Sulla ruota c’è una placca di ottone con il nome della nave. Dato che il primo nome non si cancella mai, dall’altra parte compare ancora “Commandant Louis Richard“, datato 1934.

La Preghiera del Marinaio di Antonio Fogazzaro

Un m omento dell'apertura delle vele sul Palinuro, operazione che i marinai effettuano a mano

Ogni tramonto, durante la navigazione, si ammaina la bandiera e si fa un minuto di raccoglimento recitando la Preghiera del Marinaio di Antonio Fogazzaro: «A Te, o grande eterno Iddio, Signore del cielo e dell’abisso, cui obbediscono i venti e le onde, noi, uomini di mare…». È una tradizione che da sempre accompagna le navi della Marina Militare Italiana.

Il comandante del Palinuro segue tutto dalla controplancia e gli ordini viaggiano ancora tramite una sorta di tromba, un tubo di ottone che collega sopra e sotto, il comandante al nocchiere. Il Palinuro ha un solo motore: qui si naviga soprattutto a vela. E un’ultima cosa, se volete essere veri marinai: a bordo non esistono le “corde”. Ognuna ha un nome proprio: cavi di ormeggio, drizze, scotte, sagole, amantiglio…

Nel quadrato ufficiali, zona riservata, si conservano i cimeli della nave: le chiavi delle città di La Maddalena e Monte Argentario, lo spadino dei cadetti della Scuola Navale, il fischio del nocchiere, una piramide con tutti gli incarichi preminenti e un’altra dedicata ai vertici delle Forze Armate italiane, la placca di ottone con i nomi di tutti i comandanti dal 1955 a oggi…

Palinuro, una nave goletta lunga 69 metri fuori tutto

Il Palinuro è una “nave goletta”. È armata con tre alberi: quello di prua, il trinchetto, porta vele quadre. Gli alberi di maestra e di mezzana, invece, portano vele di taglio: rande, frecce, vele di strallo. A questi si aggiunge il bompresso, il quarto “albero” che sporge quasi orizzontale a prua, anch’esso vestito di vele di taglio, i fiocchi. In tutto, circa 1.000 metri quadrati di superficie velica distribuiti su quindici vele. Il trinchetto sale a 35 metri sul livello del mare, la maestra a 34,5, la mezzana a 30.

La nave scuola Palinuro ormeggiata nel porto di Mahón, Minorca

Lo scafo – lungo 59 metri che diventano 69 con il bompresso -, e gli alberi sono in acciaio chiodato, su tre ponti. Sotto il ponte principale vivono l’equipaggio e gli allievi; sopra si alzano le sovrastrutture del castello a prua e del cassero a poppa, dove trova posto la plancia di comando e, negli ambienti interni, gli alloggi di ufficiali e sottufficiali, la cucina, il forno.

Il nome “nave goletta” arriva dalla forma dello scafo, stretto e lungo, pensato a Nantes per la pesca del merluzzo in Atlantico, mi ha spiegato il Comandante Carriero. Perché il Palinuro, prima di essere italiano, era francese.

Un nome che viene da lontano, tra Enea e Nettuno

Il nome Palinuro arriva dal mito: era il timoniere di Enea, amato per la sua fedeltà, sacrificato al mare per volere di Nettuno e infine onorato con un tempio sul promontorio che ancora oggi porta il suo nome, Capo Palinuro.

È un nome che la Marina Militare Italiana ha da più di un secolo, su sei navi diverse. L’attuale, nata il 21 marzo 1934 a Nantes, viene acquistata dalla Marina nel 1950, dopo aver ceduto la gemella del Vespucci come risarcimento di guerra. Entra in servizio nel 1955 e da allora ha percorso oltre 300.000 miglia tra Mediterraneo e Nord Europa.

Oggi forma gli Allievi Sottufficiali di Taranto e dà il battesimo del mare ai cadetti della Scuola Navale Morosini di Venezia e ai ragazzi delle associazioni navali che sono imbarcati per una, due settimane.

Controllate dove si trova il Palinuro e salite a bordo

Non serve essere marinai, né avere un motivo speciale. Quando il Palinuro fa sosta in un porto – italiano o straniero -, per alcuni giorni apre la passerella alla gente, come ha fatto a Mahón.

Basta informarsi sul programma della tappa e presentarsi a bordo. Le visite sono di solito in programma la mattina e il pomeriggio e difficilemente ci si ritrova in coda. In poco più di un’ora, tra plancia, quadrato ufficiali e vele, si capisce perché su questa nave, ancora oggi, si entra come individui e si esce come equipaggio. Buon vento!

Palinuro è una "nave goletta" armata con tre alberi