Porto di Mahón: chiusure, saluti, silenzi. O solo cambiamenti? La parola a chi lo anima da anni
Al Porto di Mahón si respira un’aria diversa. Non è solo il profumo salmastro del mare o il vento che accarezza le barche ormeggiate. È il silenzio dove prima c’erano il tintinnio di piatti e bicchieri, è la serranda abbassata e la pergola abbandonata di alcuni bar, ristoranti, negozi.
Negli ultimi tempi, diverse attività commerciali hanno chiuso lungo il secondo porto al mondo per lunghezza: c’è chi è andato in pensione, chi ha deciso che era tempo di voltare pagina, chi forse non aveva le idee chiare sul business da fare… E si vocifera di altre chiusure a fine stagione 2025.

Cosa sta succedendo, ci siamo chiesti? Forse, più che una fine, potrebbe essere l’inizio di qualcos’altro. Perché chi conosce Mahón lo sa: questo porto non smette mai davvero di cambiare pelle. Alcuni lo chiamano declino, altri lo chiamano transizione. Noi abbiamo parlato con chi lo anima da anni, con chi resta, con chi sogna nuovi inizi. Ecco cosa ci hanno raccontato.
“Non è una fine, è solo un cambio di scena”

Gabriella Foddi, ristorante Opera, aperto dal 2009
«Non è nulla di grave, è una situazione che dovrà risolversi. Minorca sta andando verso un’altra direzione, dove ancora non si sa. Abbiamo un turismo di hotel e navi che non dà nulla perché hanno tutto incluso, fanno una passeggiata e vanno via… A noi il senso unico ci ha permesso di mettere più tavoli e trovo che questo tratto del porto sia più bello così, il parcheggio è comunque sopra. Il turista è abituato a parcheggiare, il problema semmai è del minorchino. Noi ci siamo abituati a lavorare di più anche in inverno. Si nota la mancanza degli Inglesi, sono arrivati i Francesi, comunque a Minorca c’è gente a luglio, agosto e basta».
Il cambiamento è necessario ma dovrebbe corrispondere alla realtà

Purificación Marcos, negozio Sole Mio, aperto dal 2004
«Il porto è cambiato quando c’è stato il cambio del senso di marcia e la gente ha sempre più difficoltà a parcheggiare. Poi, ci sono spazi riservati a carico/scarico merci per tutto il giorno e il sabato quando si sa che le merci arrivano solo al mattino e certamente non il sabato. Perché non iniziare a cambiare questi orari che non corrispondono alla realtà? Noi siamo aperti da aprile a ottobre, vendiamo capi e complementi di abbigliamento, firmati e non, per donna e uomo. Abbiamo una clientela affezionata, anche delle barche, e continuiamo a lavorare bene».
Più che chiusure, sono trasformazioni. Servono idee nuove!

Aleix Rengel Meca, ristorante Can Vermut, aperto dal 2011
«Per fortuna non dipendiamo dal porto perché abbiamo un nome e una clientela assidua: il passaparola è la nostra migliore pubblicità. È vero che c’è chi ha problemi con la viabilità, la mancanza di parcheggi, le tasse da pagare tutto l’anno anche se lavoriamo solo sei mesi. Per me il problema sono le tasse portuarie, sempre più alte: paghiamo la terrazza, la tenda e l’insegna all’Autorità Portuaria di Palma Mallorca che ci impone le normative. Il porto di Mahon è uno dei più costosi del Mediterraneo e non ci sono servizi come bagni e docce per chi arriva in barca e vuole trascorrerci una notte. Non mi spaventa vedere locali vuoti. Mahón è come il mare: si ritira, poi torna con forza».
Vorrei di nuovo il doppio senso di circolazione

Manuela Chozas, negozio Mangalam, aperto dal 2010
«Vendo capi indiani con stampe esclusive per tutte le età, dai bimbi alle nonne e ho una clientela fissa per cui posso dire che il mio negozio continua a essere prospero. Apro a Pasqua e chiudo a fine settembre e vendo solo cose estive. La verità è che a settembre il porto è già vuoto. A mio avviso la situazione sta peggiorando perché questa zona del porto ha un accesso difficile, non ci sono parcheggi e anche quelli in alto non sono sufficienti. Vorrei di nuovo il doppio senso di circolazione, ora per me il porto è una via di mezzo».

Il porto cambia, ma non muore. Cambia pelle

Alessandra Genovese, Chute, aperto dal 16 giugno 2025
«Il porto è un luogo iconico e ci piaceva proporre un’alternativa in una zona che è prettamente dedita alla vita notturna, tra ristoranti e discoteche, di fronte alla Stazione Marittima. Così, il 16 giugno 2025 abbiamo aperto “Chute, cafe y buena gente”. La sfida è “una iniezione di energia” e vogliamo diventare un punto di ritrovo per la gente che vive a Minorca tutto l’anno. Abbiamo messo insieme i nostri amori: la musica, il design, il buon cibo. Vogliamo diventare un music bar dove vieni ad ascoltare buona musica, dove puoi scegliere quale musica ascoltare e magari ti metti pure a suonare la chitarra. L’idea è rimanere aperti tutto l’anno. Ora siamo aperti tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 17 alle 21. Stiamo cercando di capire l’orario migliore per tutti e quale sia il giorno di riposo per noi». Al fianco di Alessandra c’è sua figlia Camilla, studi di criminologia a Londra. Una mamma viaggiatrice in mezzo mondo per lavoro che, dopo 10 anni di Ibiza, è venuta a Minorca perché innamorata dell’isola e ora vive con le sue figlie e sei cani in una casa di campagna alle porte di Sant Lluís. Enhorabuena, famiglia Genovese!
Come cambia il Porto di Mahón in futuro
José Javier Sanz Fernández, presidente dell’Autoridad Portuaria de Baleares (APB), a dicembre 2024 ha approvato un investimento di 51 milioni di euro per il porto di Mahón. Come saranno spesi? Sono previsti interventi per l’integrazione porto-città, ovvero riqualificazione della riva sud, adeguamento e miglioramento del molo di La Solana, urbanizzazione del Fonduco, miglioramento dei collegamenti stradali con il porto, creazione del Port Center di Mahón, punto di incontro con specialità gastronomiche e spazio eventi culturali. È prevista anche la costruzione di un nuovo ascensore sul terreno dell’ex Capitaneria Marittima del Moll de Llevant. E ancora non si sa se questi interventi prevedono miglioramenti in merito a viabilità e parcheggi, come tanti, non solo i nostri intervistati, desiderano. Tempo al tempo e “poc a poc“…
Insomma, il Porto di Mahón non si spegne: si trasforma. Le serrande abbassate non sono ferite, ma pause. Le voci che si affievoliscono lasciano spazio a nuove armonie. Chi passa di qui oggi può sentire il silenzio — ma solo chi ascolta davvero riconosce che, sotto sotto, qualcosa sta già ricominciando a muoversi. Perché i porti, come le stagioni, cambiano. E ogni cambiamento porta con sé la promessa di una nuova fioritura.





