Posidonia a Minorca

A cura di Cristina Pellicciotti

 

Molti turisti che si recano per la prima volta a Minorca rimangono delusi dal fatto che in molte spiagge, anche quelle più belle, si trovino piccole e grandi concentrazioni di alghe. La sensazione che ne ricavano è quella di un mare sporco o almeno poco curato perchè ritengono -in buona fede, certo- che le alghe vadano ritirate per lasciare modo ai bagnanti di godere delle acque cristalline dell’isola.

Il turista medio che viene qui in vacanza non è tenuto a conoscere tutti i meccanismi ecologici dell’isola perchè viene principalmente per rilassarsi e godere del mare, ma il vero amante di Minorca -quello che non solo è interessato a scoprire la sua storia, ma anche ama e rispetta la sua natura- sì che dovrebbe sapere cosa sono queste “alghe” e perchè non vengono eliminate.

Innanzitutto quelle che fino ad ora abbiamo definito “alghe” in realtà sono delle piante marine chiamate “posidonia oceanica” molto diffuse in tutto il Mediterraneo: vivono nei fondi sabbiosi tra gli 0 ed i 40 metri di profondità e formano tra di loro delle vere e proprie praterie sottomarine.

La principale differenza tra alghe e posidonia risiede nel fatto che queste piante possiedono degli organi specializzati (radici, gambi, fiori…) per realizzare delle funzioni specifiche, mentre le alghe -anche le più complesse- formano solo diversi tipi di tessuti, non assorbono nutrienti essenziali nè possiedono vasi interni atti a trasportare la linfa (fonte Medio Ambiente).

Le estese concentrazioni di posidonia che vediamo nelle acque delle calette minorchine hanno una grande rilevanza dal punto di vista ecologico tanto da essere considerate un ecosistema protetto dalla Unione Europea come “habitat prioritario”.

La posidonia infatti è un elemento fondamentale nella protezione delle coste visto che con le sue foglie crea delle barriere naturali che riducono la velocità delle correnti e proteggono la costa dall’erosione del mare soprattutto durante i grandi temporali della stagione fredda. Al suo interno vivono molti organismi animali e vegetali che nella prateria trovano nutrimento e protezione. La posidonia inoltre aumenta la trasparenza delle acque marine intrappolando i sedimenti presenti nel mare ed infine, e forse è l’aspetto più importante, produce grandi quantità di ossigeno. Molto sensibile agli agenti inquinanti, la posidonia quindi non è un’alga ma piuttosto un indicatore della buona qualità delle acque marine.

Le concentrazioni di colore marrone scuro presenti sulla battigia che vengono quasi a formare delle dune sono in realtà masse di posidonia in decomposizione chiamate banquette e rappresentano il ciclo di cambio delle foglie che la pianta realizza annualmente: proprio grazie a questi terrapieni naturali che compattano naturalmente la sabbia e vi apportano materiale organico, le spiagge riescono ad evitare l’erosione derivante dalle maree e dal vento.

A Minorca, che ricordiamo è considerata Riserva della Biosfera dal 1993, la maggior parte della popolazione crede fermamente che l’ecosistema possieda un equilibrio proprio che non va alterato ed il problema della progressiva erosione delle coste è stato ampiamente dibattuto a livello locale tra ambientalisti del GOB, cittadini e politici: meglio proteggere l’ecosistema o favorire il turismo? Diciamo che si è arrivati ad un compromesso per cui i resti di posidonia sulla battigia vengono ritirati parzialmente, solo ad inizio estate ed in determinate spiagge (le urbane, le più affollate): l’atteggiamento generale però è quello di preservarle.

Quindi, cari amici italiani, riflettiamo anche noi e chiediamoci perchè amiamo tanto Minorca: se vogliamo ancora godere delle sue spiagge vergini e della sua natura incontaminata e desideriamo che anche i nostri figli vedano tutte queste bellezze, dovremo imparare a rispettare la Natura ed a convivere con la posidonia senza storcere troppo il naso.