Giada Cicala: la sfida di proporre moda sostenibile a Minorca

di Gloria Vanni

Nome: Giada Gaia

Cognome: Cicala

Nata a: Milano

Professione prima di venire a Minorca: imprenditrice/artigiana e ideatrice del marchio Ecologina

Professione a Minorca: imprenditrice/artigiana brand moda Ecologina

giada cicala ecologina minorca

Giada ha la fortuna di possedere un talento naturale per il cucito e ha solo 13 anni quando nonna Carlotta glielo fa notare. Il suo percorso scolastico è quindi già scritto: frequenta l’Istituto Istruzione Superiore Caterina da Siena a Milano e poi va all’Università di Urbino Carlo Bo, Facoltà di Design e Moda. Racconta:

«I miei genitori mi hanno regalato una macchina da cucire e passavo ore a creare, sperimentare, cucire tessuti e materiali diversi. Facendo ricerche, sono rimasta inorridita dello sfruttamento e inquinamento che caratterizzano la moda perciò ho deciso di fare una tesi sulla moda etica sostenibile. Mi sono laureata a febbraio 2009 e ho vinto una borsa di studio per un tirocinio all’estero. Il destino mi ha portata a Londra, da “From Somewhere” di Orsola de Castro, brand di moda Upcycling che combatteva contro lo spreco nella moda e le loro collezioni nascono da tessuti rimanenti trovati nei magazzini Inglesi e Italiani. Per quattro mesi ho lavorato con Claire, la modellista di From Somewhere, creando prototipi. È stata una esperienza meravigliosa e ho deciso di creare Ecologina. Nome che nasce da Gina + ecologia, soprannome che mi hanno dato gli amici perché ero attenta all’ambiente, facevo la raccolta differenziata, ero già vegetariana….».

Sempre nel 2009, Giada ritorna a Milano e lavora come “garzone di bottega” per Giovanni Scafuro, designer napoletano che realizza gioielli e oggetti con materiali riciclati, soprattutto posate.

Al fianco di Giada, intanto, c’è Daniele, trentino, educatore professionale con un Master sull’autismo. Si sono conosciuti e innamorati a Urbino e nel 2010 decidono di andare a vivere nelle Marche, tra Urbino e Fano, in campagna. Qui Giada apre un laboratorio con un’altra designer, progetto che va avanti per qualche anno. Qui inizia Ecologina, mini collezioni nate dal recupero di materiali tessili delle aziende locali. Giada spiega:

«Compravo prove colore, tessuti con falli, scarti. Qualcuno me li regalava, altri me li vendevano a un prezzo al chilo anziché al metro. Parallelamente ho cominciato a recuperare vestiti vecchi di amiche di nonna e mamma. Mia nonna me li scuciva, li lavava e li stirava. La missione di mia nonna era fornirmi materiali stupendi e la mia missione era creare capi nuovi utilizzando tessuti usati di qualità senza doverne produrre altri. Sento il dovere di contrastare l’enorme spreco che contraddistingue la moda».

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Così, dal 2010 Giada crea due mini collezioni l’anno: 6 pezzi a stagione, 2 stagioni all’anno, capi per donna, qualcosa per l’uomo e qualcosa unisex. Collezioni che non cambiano da un anno altro e ci sono modelli riproposti con alcune varianti: un pantalone, una gonna, una giacca, un cappotto, un vestito… Il progetto cresce, Giada partecipa a diverse fiere e vende il suo brand in negozi con una certa attenzione alla sostenibilità etica a Milano, Firenze, Trento, Bologna, Amsterdam, Berlino, Vienna… Un laboratorio di taglio e un altro di confezione l’aiutano a realizzare una produzione artigianale fatta di pezzi unici, con per esempio 35 pantaloni in 14 tessuti diversi. Poi, Giada si rende conto di essere troppo presa da organizzazione e logistica e di perdere la parte bella del suo progetto e con Daniele decidono di cambiare vita. Come racconta:

«Ci trasferiamo in Trentino e vengo a conoscenza del progetto Manifattura a Rovereto, ex Manifattura Tabacchi adibito a progetti green, un anno di percorso. Quindi, mi contattano due persone che stavano aprendo Social Store, spazio nel centro di Trento che conteneva artigianato, eventi, arte… Così, ho creato lì il mio laboratorio con produzione, esposizione, vendita. Se volevo mantenere l’essenza di Ecologina, pezzi unici con dettagli curati, dovevo orientarmi verso la vendita diretta. Ho sperimentato un laboratorio aperto al pubblico e la gente era felice di vedere un’artigiana creare. Ma io e Daniele siamo due irrequieti e decidiamo di trasferirci in Spagna, in campagna, nella natura. Siamo partiti in camper con un gatto, viviamo a La Floresta e lavoriamo a Barcellona. Al El Born, quartiere di artigiani a Barcellona, condivido un negozio/laboratorio con Marta, ceramista. Sono stati tre anni bellissimi, pieni di creatività e dove ho avuto incontri e relazioni stimolati che hanno nutrito la mia anima artistica. La maggior parte dei nostri clienti erano turisti provenienti da ogni parte del mondo e avevamo creato anche una rete tra gli abitanti del quartiere e gli altri artigiani».

Poi arriva il Covid e la chiusura di ogni cosa. A ottobre 2020 Giada è incinta e con Daniele decidono un altro cambio di vita, ovvero trasferirsi a Minorca. Arrivano sull’isola il 15 ottobre 2021: Marisol, la loro bimba, ha solo tre mesi.

Perché la scelta di Minorca, Giada?

«Perché Minorca è un’isola di pace, tranquillità, natura, perfetta per crescere una figlia, tutto è più semplice, avevamo amici che vivevano qui. Un amico stava per prendere una casa di campo a Nord di Ferreries, ci è piaciuta la casa e due settimane dopo eravamo già qui. Il primo anno e mezzo sono stata “mamma al 100%”, mi sono goduta la mia bimba crescere, la creazione piú grande a cui avevo dato vita meritava tutto il mio tempo e il mio amore. Quando a primavera 2023 Marisol a va alla Escoleta, il nido, ricomincio a lavorare. In ogni trasferimento mi sono portata dietro i miei materiali, ho ancora un magazzino affittato a Barcellona e di volta in volta porto tessuti a Minorca».

Questa intervista si svolge proprio nel piccolo laboratorio con vista sul giardino di una antica casa nel cuore di Es Migjorn, il comune più giovane di Minorca e meta prediletta di artisti. Le parole corrono tra macchine da cucire vecchie e nuove, tessuti e fili colorati in attesa di rinascere, capi che sonnecchiano sulle grucce e sono pezzi unici sostenibili.

Giada ha partecipato a vari mercatini serali e, per capire cosa può e deve essere Ecologina, segue anche a un impegnativo corso di formazione online. La sua idea è proporre piccole collezioni personalizzabili a livello di tessuti e colori. «Voglio puntare sulla qualità e sul mio talento nell’abbinare tanti tessuti diversi e con questi elementi creare pezzi unici a misura delle persone», spiega.

Hai da poco realizzato il sogno di vivere a Es Migjorn e cosa significa per te/voi quest’isola?

«Minorca è casa, stiamo bene qui. Un figlio cambia molto lo stile di vita. Abbiamo sempre vissuto in campagna e vogliamo che nostra figlia cresca nella natura e abbia la possibilità di giocare per strada».

Cosa ti piace di Minorca, Giada?

«Mi piacciono la sua tranquillità, la sua pace, la sua natura, il suo mare. È un piccolo paradiso per tanti aspetti ancora autentico che non si è venduto al turismo. Dopo un viaggio ho sempre voglia di tornare a casa e Minorca mi dà la sensazione di casa. Amo il suo essere selvaggia e rude, la sua Tramontana, un vento che è parte della sua magia. Bisogna apprezzare anche questi suoi aspetti tutt’altro che conviviali come… l’umidità!».

Cosa consiglieresti a chi sogna di venire a vivere a Minorca?

«Di arrivare con un buon deumidificatore sotto il braccio e poi di armarsi di pazienza perché una cosa che ti insegna l’isola è che i tempi qui sono dilatati: ti obbliga a rallentare i ritmi. È un grande insegnamento in una società come la nostra che ci obbliga a vivere sempre di fretta. Dobbiamo accogliere questa indicazione e rallentare. Fa bene a noi e a chi vive con noi».

Parole sagge che, giuro, sono sempre più mie. Non è facile per una “Milanese Imbruttita” come me abituata a correre anziché camminare ma ci riuscirò! Lascio Giada tra bottoni, passamanerie, rocchetti e mi sembra di uscire da un luogo delle meraviglie. Non so quanto sia contributo di Es Migjorn e quanto sia merito di Giada Gaia Cicala. Semplice, schietta, genuina, sembra uscire dalle pagine Lewis Carroll. Il suo sorriso e i suoi occhi, però, parlano chiaro: la sostenibilità nella moda non ha nulla di fantastico e c’è bisogno di grande determinazione per coltivare un sogno etico e sostenibile come Ecologina.

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