Un portale dedicato all'isola più verde del Mediterraneo                                  Riserva della Biosfera dal 1993

 


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13/10/2008 MINORCA
L'isola di Minorca è, con i suoi 702 km quadrati, la seconda per grandezza delle Isole Baleari dopo Maiorca; il suo nome infatti deriva dall' aggettivo “minor” come la chiamavano i Romani.

La storia di questa perla del Mediterraneo nasce però molto prima: pare infatti che l'isola fosse abitata già prima dell'età del Bronzo – circa nel 1900 a.C. da popolazioni che lasciarono come testimoniznza del loro passaggio i “Talayots” e le “Navetas”, costruzioni sia funebri che con funzioni sociali, che ricordano le strutture sarde ed orientali.

Da quando, in seguito, il Mediterraneo venne considerato la “culla delle civiltà”, e soprattutto degli scambi commerciali, queste terre divennero d'importanza vitale e strategica, e con l'arrivo dei Romani Minorca iniziò una sua indipendenza commerciale, che nel corso del tempo fece gola ad altri conquistatori.

isola di minorca

L'isola, infatti visse per secoli la schiavitù di dominazioni straniere : romana, cartaginese, inglese ed araba: tutte apportarono le loro tradizioni e le loro culture, presenti ancora oggi in siti archeologici e luoghi d'interesse (oltre che negli splendidi palazzi nobili sparsi nell'isola) che la fanno identificare come un vero e proprio museo a cielo aperto.

Non si può fare a meno di concordare davanti ad affermazioni come questa, ma lo splendore di edifici e luoghi storici è nulla in confronto alla magnificenza del paesaggio che quest'isola offre.

La natura qui è padrona incontrastata, l'ambiente è mantenuto il più possibile allo stato selvaggio per poterne apprezzare la forza e lo splendore. In quest'isola, spesso “visitata” dal vento di Tramontana, infatti si possono trovare quasi tutte le varietà degli ambienti tipici del Mediterraneo ancora allo stato puro: dal Parco Naturale, alle pinete, alle riserve naturali (ben cinque) o riserve marine, agli otto sistemi dunari, oltre a circa cinquanta grotte terrestri.

albufera d'es grau

Si passa dalle bianche, lunghe e sabbiose spiagge della zona sud, circondate da pinete naturali ed incontaminate a cui fanno da contrasto le acque dall'incedibile colore verde-azzurro, al “selvaggio” nord in cui la sabbia è più dorata – colore dovuto all'erosione delle rocce circostanti da parte del vento – e le acque, un po' più profonde passano dal verde intenso al blu scuro.

cala galdana

Per la ricchezza delle sue acque Minorca è stata dichiarata “Riserva della Biosfera” dall' Unesco nel 1993. La ricchezza che possiede è frutto soprattutto della cosiddetta Posidonia : un'alga tipica del Mediterraneo, ma in realtà poco diffusa, poiché per svilupparsi ha bisogno di un ambiente estremamente pulito, e della completa assenza di inquinamento. Il paradiso sottomarino è – se possibie – comparabile a quello terrestre: le varietà ittiche che abitano queste acque sono innumerevoli, e alcune di queste specie vivono solamente nelle spettacolari grotte sottomarine minorchine.

Sebbene sia la più vicina al “continente” delle quattro isole, Minorca ha saputo proteggere la sua identità dal turismo di massa che per decenni ha invaso il Mediterraneo e la Spagna. Questo, ovviamente grazie soprattutto ai suoi abitanti, che sono riusciti a mantenere inalterate, ad esempio, le tradizioni culinarie della popolazione menorchina, senza (o con minime) influenze straniere; o le feste tradizionali a carattere storico e religioso, le cittadine si animano di feste, balli e spettacoli equestri famosi in tutta la Spagna. I menorchini sono inoltre riusciti in un'impresa forse unica: hanno saputo adattarsi all'ambiente che li circonda – e non viceversa.

 minorca

Sebbene infatti l'isola sia composta da otto municipi (Mahon, Ciutadella, Es Mercadal, Alayor, Ferreries, Es Migjorn Gran, San Lluis), non si ha mai l'impressione di essere al centro di una zona popolosa. La struttura tipica delle abitazioni menorchine è ancora oggi quella di secoli fa: le case, che sono bianche e basse si integrano al paesaggio senza creare quel “disturbo” visivo che si ritrova invece in altre zone del Mediterraneo, mentre i centri storici delle cittadine hanno saputo mantenere inalterato il fascino storico dei palazzi più antichi, dando l'impressione di poter respirare ancora l'aria elegante ma semplice di secoli fa.

 

 

 

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