Le feste popolari rappresentano un importante retaggio culturale, che si rinnova ogni estate nelle manifestazioni che hanno luogo in tutti le cittadine dell'isola.
In tutte le feste di Minorca, solitamente dedicate ad un Santo Patrono, i protagonisti sono il cavallo di razza autoctona (molto ammirato e rispettato) e il suo fantino: al cavallo viene prestata particolare cura sia nella preparazione che avviene nelle settimane precedenti la festa, sia nell'adorno con cui si presenta alla folla di persone che partecipa a questi eventi. La gente che accorre e si riunisce per celebrare queste festività è sempre molta, e per abituare il cavallo al comportamento che dovrà tenere o alle acrobazie che dovrà eseguire tra la folla i propietari dei maneggi organizzano festicciole ed intrattenimenti nelle settimane che precedono la data della festa vera e propria.
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Le prime feste patronali di Minorca sono databili al secolo XIV°, e tra esse spicca la più importante, quell di “San Juan” (San Giovanni) che si celebra a Ciutadella il 23 e 24 giugno.
Per l'occasione la città si ferma: i negozi sono chiusi e le strade rimangono chiuse al traffico per dar modo a chiunque arrivi in città per prendere parte ai festeggiamenti di godersi la festa ma anche la cittadina.
“San Juan” non è però una festa puramente ludica: la sua origine religiosa e il fatto che la sua preparazione sia affidata ad atti e protocolli rigidi ed ufficiali ne fanno risaltare il carattere culturale e conservatore della tradizioni.

Databile anch'essa al XIV° secolo la festa di San Giovanni riprende i pellegrinaggi che i cardatori di lana facevano al santuario di “San Juan de Missa” per onorare il proprio patrono.
A guidare i pellegrini si ponevano i rappresentanti delle cariche ufficiali, della chiesa, della nobiltà e un rappresentante della cittadinanza più anziana: tutti uomini, e tutti a cavallo.
Gli atti celebrativi della festa di San Giovanni iniziano la settimana che precede il 24 giugno, con il “dia des bè” (il giorno dell'agnello) in cui un contadino impersona San Giovanni Battista e si veste con pelle di capra, porta un agnello sulle spalle e si dipinge croci sulle mani e sui piedi.
L'uomo passa per le vie della città, ed in particolare dalle case dei quattro fantini rappresentanti le categorie chiamate a festa.
Il giorno 23 a mezzogiorno il fantino che rappresenta la chiesa (di solito il parroco) parte per primo e passa a chiamare gli altri fantini: a mezzogiorno in punto i fantini si radunano davanti alla casa del “caixer senor”, il fantino più anziano, che presiede la festa e, sulla gran folla che si è raccolta e li circonda scende un assoluto silenzio per un minuto.
A questo punto si sentirà il “primer toc de fabiol”, il suono di un flauto che assieme ad un piccolo tamburello segneranno il ritmo di tutte le celebrazioni.

A questo punto ha inizio la festa vera e propria.
Ciutadella si ferma e si prepara per i grandi avvenimenti che seguiranno: prima di tutto le “madonne”, le donne della città preparano i piatti tipici della tradizione, amici e familiari si radunano e festeggiano ed in alcune case – soprattutto quelle de centro storico – i fantini entrano con i cavalli, per rendere omaggio ed onorare le famiglie.
Il giorno 23 si susseguono diversi eventi nella piazza principale di Ciutadella (Plaza del borne), in cui fantini e cavalli – tra i 120 e 150 - entrano nella piazza mescolandosi alla folla al ritmo della musica tipica e tradizionale di questa festa
A pomeriggio inoltrato la comitiva e la folla si avviano al santuario di San Juan de Missa, a circa 6 km da Ciutadella per seguire la messa di protocollo in cui si benedicono la città i cittadini e tutte le categorie rappresentate dai fantini.
Verso sera i cavalli ed i fantini tornano nel centro storico (Ses Voltes) per una parata tra le strade più interne della città, vestita a festa.
Il giorno seguente (il 24) alle 10 del mattino hanno inizio le prove per i giochi medievali che si terranno la sera, e che spesso durano tutta la notte, terminando alle prime luci dell'alba quando la musica accompagna il ritorno a casa dei fantini e dei cavalli.